BANCHE, IMPRESE, SOFFERENZE E CREDITO: QUALI PROSPETTIVE? QUALI POSSIBILI EVOLUZIONI?

15 luglio 2014

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di Enzo Tucci

L’avvento della crisi del 2007, che continua a perdurare, ha investito l’intero sistema economico. Anche le banche italiane ed europee hanno subito le conseguenze e i contraccolpi di tale crisi. Sullo sfondo, una situazione sociale di diffusa difficoltà.

Dal 2007 in poi le banche italiane hanno assistito a una profonda e continua trasformazione dell’ambiente economico circostante. La progressiva e costante erosione della capacità reddituale delle banche ha evidenziato la necessità di rivisitare profondamente processi, modelli di business e strategie precedentemente adottati con successo.

Come mostrato nella Fig “Utile netto dei primi 39 gruppi bancari italiani”, posto pari a 100 l’utile netto rettificato del 2006 delle banche italiane (primi 39 gruppi), nel 2012, quest’ultimo è risultato pari a 1,1.

Utile netto dei primi 39 gruppi bancari italiani

In sintesi, nel periodo considerato (2006- 2012), il sistema bancario italiano ha perso il 98,9% della sua redditività.

Nel 2013 le banche italiane hanno registrato una perdita di 20,6 miliardi per effetto sia delle ingenti rettifiche su crediti sia delle svalutazioni sugli avviamenti. Il ROE, valutato al netto delle poste straordinarie connesse con le svalutazioni degli avviamenti, è stato pari al – 0,8%.

Il margine di interesse si è contratto congiuntamente ai volumi intermediati. Tale calo è stato parzialmente compensato con l’aumento dei ricavi da commissioni e da negoziazioni. Il margine di intermediazione è diminuito dell’1,5 per cento.

Le principali cause di questa drastica e repentina distruzione della capacità reddituale del sistema bancario italiano sono principalmente:

  • erosione del margine di interesse;
  • esplosione del rischio di credito (Fig. “Principali dati economici relativi ai bilanci consolidati dei maggiori 39 gruppi bancari italiani” e “La dinamica del credito deteriorato nel nostro paese“);
  • svalutazione degli assets immateriali sottoposti ad impairment, anche in conseguenza dei punti 1 e 2;
  • crisi dei debiti sovrani (anno 2011).

Principali dati economici relativi ai bilanci consolidati dei maggiori 39 gruppi bancari italiani

 La dinamica del credito deteriorato nel nostro paese

Tali circostanze negative per i bilanci bancari sono state solo in parte lenite con le attività di saving da un lato, e con l’importante incremento dei ricavi rivenienti dalle operazioni su titoli realizzate con operazioni di “carry trade” sostenute dagli LTRO della BCE (2012- 2013). (Fig “Principali dati economici relativi ai bilanci consolidati dei maggiori 39 gruppi bancari italiani“)

Poiché alcune delle azioni adottate dalla BCE (es. LTRO) non possono considerarsi strutturali, si impone la necessità di individuare un nuovo modello di business e/o nuovi strumenti di gestione e monitoraggio dei tipici rischi cui è sottoposta l’attività bancaria, utili a consentire il ripristino della redditività a livelli adeguati.

La III legge della dinamica ci insegna che “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. In aderenza a tale principio i regulators nazionali ed europei (Bankit e BCE, ecc.) negli ultimi mesi sono intervenuti a più riprese.

Nel corso del 2013 è stato pubblicato il 15° aggiornamento delle istruzioni di vigilanza D.lgs. 263/2006 (luglio) e i regulators EU hanno promulgato la direttiva 2013/36/UE (CRD IV) , Il Reg. europeo 575/2013 (CRR) , il Reg. europeo 1024/2013, ecc.

Con tali interventi il legislatore nazionale ed europeo ha inteso rafforzare le banche su più fronti, e principalmente: il Sistema dei Controlli Interni (SCI), la Governance, la struttura patrimoniale, il rischio contagio.

In estrema sintesi, l’adeguamento al nuovo scenario normativo contribuirà a rendere le banche più efficaci nell’attività di presidio dei rischi e maggiormente patrimonializzate e resistenti agli shock del mercato innalzandone la resilienza.

Si è rafforzata la difesa, cioè il presidio dei rischi e dei costi collegati, correttissimo, ma l’attacco?

I ricavi? Gli utili? L’adeguata remunerazione del capitale investito? L’attacco dipende dal mercato, che solo in parte può essere progettato e sostenuto con leggi, regolamenti e direttive.

Alla luce della persistente fase di stress dei mercati, le banche hanno mostrato alcune criticità, evidenziando l’esigenza di una pronta evoluzione verso modelli idonei, nel nuovo scenario, a ridare prontamente solidità patrimoniale e redditività all’intero sistema bancario. Le nuove indicazioni normative intendono guidare il percorso di rafforzamento e qualificazione dei modelli di gestione delle banche.

L’obiettivo imminente dei regulators, coerentemente con le esigenze imposte dai mercati, è quello di riportare le banche su sentieri di redditività adeguata, garantendo una idonea remunerazione per il rischio al capitale investito.

Nei primi mesi del 2014 le banche italiane hanno annunciato e in parte avviato aumenti di capitale per un importo superiore ai 10 miliardi di euro.

Criteri di distribuzione temporale

Riguardo alle ricapitalizzazioni in corso è interessante evidenziare l’ampio divario tra i valori di ROE registrati dalle aziende bancarie nei tempi recenti (Fig “Criteri di distribuzione temporale“in alto) e le attese degli investitori (Fig “Consuntivo Gestionale, Programmazione e Pianificazione” in basso). Tale divario lascia intuire l’ampiezza e la delicatezza della sfida che le aziende bancarie dovranno affrontare nel prossimo futuro.

Consuntivo Gestionale, Programmazione e Pianificazione

Il contesto che analizziamo prevede: da una lato una domanda di credito fortemente correlata all’andamento del PIL nazionale (Fig “Relazione tra domanda di credito per investimenti e variazione del PIL“), che in prospettiva non lascia ancora intravedere una ripresa strutturale, robusta e definitiva; dall’altro un margine di interesse che tende a contrarsi sia per la diminuzione dei volumi affidati e sia per l’assottigliamento dello spread commerciale (Fig “Spread Commerciale sull’attività tradizionale vs famiglie e imprese“).

Relazione tra domanda di credito per investimenti e variazione del PIL

Spread Commerciale sull'attività tradizionale vs famiglie e imprese

Ergo, la partita del recupero della redditività potrà giocarsi agendo principalmente su alcune leve, non tutte tradizionali, quali ad esempio:

  • contenimento del rischio di credito attraverso l’affinamento del processo di valutazione del merito di credito;
  • efficientamento del processo di gestione del credito problematico per aumentarne le percentuali recupero;
  • individuazione di nuove linee di ricavi e nuovi prodotti/mercati (es. la bancassurance danni, la consulenza fee-based nella gestione del risparmio della clientela, il mobile payment, banca telematica, consulenza finanziaria alle imprese, internazionalizzazione dei servizi/ prodotti, ICT, ecc.);
  • realizzazione di un ulteriore efficientamento e saving (es. semplificazione dei processi e la ristrutturazione e la razionalizzazione dei canali distributivi attraverso il ricorso alle nuove tecnologie, efficientamento dello SCI con il supporto delle tecnologie IT, riduzione della rete sportelli).

VALUTAZIONE DEL MERITO DI CREDITO E DEI RISCHI COLLEGATI, SI PUO’ MIGLIORARE

A seguito del perdurare della crisi, negli ultimi anni, la rischiosità dei prestiti in Italia è costantemente cresciuta.

Le sofferenze lorde sono risultate a febbraio 2014 pari a 162 mld, da 160,4 mld di gennaio. Il rapporto sofferenze lorde su impieghi è dell’8,5% a febbraio 2014 (6,5% un anno prima; 2,8% a fine 2007), valore che raggiunge il 14,4% per i piccoli operatori economici (12,1% a febbraio 2013; 7,1% a fine 2007).

Nella relazione annuale del 30 maggio 2014 il Governatore della Banca d’Italia riferisce: “Nel 2013 la qualità del credito è peggiorata, anche se il deterioramento ha rallentato nella seconda parte dell’anno. Il flusso di nuove sofferenze delle banche e delle società finanziarie operanti in Italia è stato pari a 50 miliardi (contro 39 nel 2012 e 32 nel 2011).”

Certamente il prolungato periodo di crisi ha accelerato la degenerazione finanziaria di molte imprese ma non può esserne, a mio avviso, la causa esclusiva.

Il processo di accrescimento delle sofferenze imputabili all’intero sistema bancario è legato a:

  • accelerazione del processo di espulsione dal mercato delle aziende marginali;
  • “moral suasion” della vigilanza orientato a classificare le sofferenze con maggiore attenzione e severità rispetto al passato;
  • processi di concessione e gestione del credito bancario efficientabili.

Qualità del credito delle banche e dei gruppi bancari italiani

É indubbio che la crisi ha evidenziato alcune criticità dei processi di stima del merito di credito e di presidio del rischio di credito utilizzati dalle banche. L’esplosione delle sofferenze bancarie è anche figlia di modelli e processi che dovranno essere efficientati per ridare redditività, fiducia e stabilità all’intero sistema bancario.

Nel processo di erogazione del credito, le banche stimano il rischio di insolvenza e la PA (perdita attesa) relativa, approntando di conseguenza politiche di pricing e accantonamenti che, ove il modello di stima fosse corretto ed efficace, dovrebbero essere adeguati a far fronte alle sofferenze future.

Siccome non è plausibile credere che possano esistere modelli capaci di prevedere il futuro alla perfezione, le norme cui sono sottoposte le banche prevedono anche l’obbligo di mantenimento di appositi buffer di patrimonio idonei a far fronte alla quota di perdita inattesa (Basilea 2 aveva stabilito l’8%).

Ergo, se il sistema previsionale funzionasse adeguatamente, il settore bancario, attraverso le sue riserve di capitale dovrebbe far fronte solo alle perdite inattese. Le recenti evidenze empiriche hanno mostrato che le stime sono state ampiamente disallineate rispetto a quanto poi avvenuto evidenziando una capacità predittiva e reattiva dell’aggiustamento nel continuo del merito di credito, non sempre adeguata.

Le sofferenze del sistema bancario, nel giro di circa un lustro, si sono accresciute in maniera importante, raggiungendo livelli che vanno oltre 160 miliardi.

Sorgono spontanee alcune domande: quante di quelle sofferenze avrebbero potuto essere evitate o ridimensionate?

Quante di quelle sofferenze sono dovute all’insufficiente capacità di alcune imprese di pianificare in maniera corretta le proprie attività e i flussi di cassa conseguenti?

Quante di quelle sofferenze sono imputabili a un inefficace flusso informativo tra banche e imprese che impedisce l’individuazione tempestiva di pericolosi squilibri finanziari?

Quante di quelle sofferenze sono dovute alla scarsa capacità delle banche di valutare l’adeguatezza e l’affidabilità delle pianificazioni finanziarie degli affidati (sia in fase ex ante che nel continuo)?

Sono stati in molti a denunciare l’estinzione di imprese che pur avendo ottimi prodotti e consolidati vantaggi competitivi sul lato commerciale e/o industriale, sono morte per problemi finanziari. Quanta parte delle sofferenze in pancia al sistema bancario è dovuta all’inadeguatezza delle risorse (uomini, strumenti, ecc.) dedicate alla pianificazione e al controllo della gestione economico-finanziaria dell’impresa?

Credo che nessuno sia in grado di dare risposta puntuale a tali quesiti. É plausibile ipotizzare che l’implementazione di processi orientati ad assicurare diffusamente un’adeguata gestione economico-finanziaria delle imprese, congiuntamente a un flusso informativo più puntuale verso le banche, avrebbe potuto ridurre il livello degli attuali crediti in sofferenza in misura del 10-15%?

Ove ciò possa ritenersi plausibile, dovrebbe dedursi che oggi il sistema avrebbe potuto avere un ammontare di crediti in sofferenza inferiore di circa 16-24 miliardi di euro. A questo punto pare doveroso chiedersi se si sarebbe potuto evitare la morte di alcune imprese, industrialmente efficienti, con conseguenti e importanti economie anche in termini di costi sociali.

L’esperienza professionale, mi porta a credere, che tra le aziende entrate in difficoltà, ve ne fossero non poche che pur potendo godere di vantaggi competitivi adeguati a consentirne la sopravvivenza o finanche il successo, siano andate in affanno per l’inidoneità delle loro strutture finanziarie (spesso sottocapitalizzate e sbilanciate verso il credito bancario o altrimenti inidonee) o per la scarsa capacità di programmazione strategico-economico-finanziaria o per l’errato uso e la scarsa conoscenza di strumenti finanziari (Es. derivati). Se quanto detto ha un fondamento dovremmo dedurre che parte delle sofferenze accumulate dal sistema bancario e parte delle imprese entrate in stato di difficoltà finanziaria sono il risultato di:

  • insufficiente cultura finanziaria;
  • insufficiente capacità di pianificazione dei flussi finanziari ed economici;
  • mancanza di approcci e strumenti finalizzati a declinare le strategie più efficienti e a verificarne nel continuo la validità e l’efficienza;
  • insufficienza e inadeguatezza dei flussi informativi tra le banche e le imprese;
  • inadeguata capacità degli operatori bancari a comprendere/conoscere tempestivamente e piena mente le dinamiche economico/finanziare dei clienti.

A parere di chi scrive, le azioni e le reazioni dei regulators e delle banche, dovrebbero essere integrate con iniziative volte ad assicurare l’innalzamento e la diffusione della cultura finanziaria, l’implementazione di strumenti e presidi idonei ad assicurare la corretta gestione dei flussi economico finanziari da parte dei prenditori di capitale, soprattutto quelli professionali (imprese), nonché l’ adeguato e costante flusso informativo tra l’industria bancaria e i soggetti da essa affidati.

Come si diceva prima, gli interventi messi in campo sono tutti finalizzati a rafforzare l’apparato immunitario delle banche per difendersi dai virus e in buona parte destinati ad operare come sintomatici. Probabilmente attività altrettanto importante e proficua dovrebbe essere la lotta preventiva contro il virus orientata a isolarlo e a immunizzare banche ed imprese.

Ciò che qui designo come VIRUS è l’inadeguata diffusione della cultura e degli strumenti idonei a consentire la corretta ed efficiente gestione economico- finanziaria dell’impresa e l’inadeguato flusso informativo tra banche e soggetti affidati.

La palude è la mancanza di scelte programmatiche consapevoli, efficienti e monitorate nel continuo in modo adeguato dagli operatori economici.

Con riguardo agli interventi promossi dai regulators e all’ambito cui essi sono rivolti, per illustrarne la portata, mi servirò di un esempio: è come se per ridurre gli incidenti stradali si provvedesse a blindare le auto per renderle maggiormente resistenti agli urti, rifare il manto stradale aumentandone il grip, rinforzare i gard rails per contenere gli incidenti nella corsia in cui si verificano e limitando il rischio di contagio alle altre corsie, ecc.

Tutte misure giuste e sacrosante. Tuttavia, sarebbe opportuno, auspicare una diminuzione degli scontri anche attraverso misure che mirino ad accrescere le abilità tecniche degli autisti nonché a garantire la costante efficienza dei veicoli e dei cruscotti dedicati ai controlli e alla produzione delle informazioni idonee a gestire la crociera in sicurezza.

Chi pilota le aziende al pari dei piloti di aviazione o dei capitani di nave ha la responsabilità del carico (uomini, know how, capitali, ecc.).

In marina e aviazione, l’armatore, per far viaggiare i propri mezzi deve avere piloti competenti e sistemi di controllo con standard minimi garantiti. A parere di chi scrive sarebbe opportuno che l’imprenditore, alla stregua dell’armatore, fosse indotto ad affidare la gestione economico-finanziaria a professionisti patentati (al pari dei piloti), nonché ad assicurare che la gestione economico finanziaria dell’impresa sia condotta con processi e strumenti rispondenti a standard minimi di professionalità e adeguatezza, da verificarsi nel continuo, alla stregua di quanto previsto per le aziende armatoriali.

A titolo di esempio, denuncio come anacronistico e inadeguato, l’impianto normativo, che in tema informativa dovuta dalle imprese alla comunità economica esterna , pone sullo stato patrimoniale e sul conto economico un’ enfasi maggiore rispetto a quella riservata al rendiconto finanziario.

Per combattere il “VIRUS”, occorrerebbe prescrivere normativamente strumenti e processi che le imprese dovrebbero adottare, come già avviene per le scritture contabili e il bilancio di esercizio, allo scopo di assicurare all’azienda capacità tecniche e strumenti adeguati in tema di programmazione dei flussi finanziari, pianificazione degli investimenti, strutturazione di piani strategici. A ciò dovrebbe affiancarsi un colloquio con le banche finanziatrici fondato su un flusso informativo continuo e adeguato.

Ovviamente tali attività, strumenti e processi per le imprese hanno dei costi, perché sostenerli? Molto semplicemente perché tali costi sarebbero ripagati con la riduzione del rischio di credito e quindi con un miglior prezzo per l’accesso al credito. A questi vantaggi vanno aggiunti, ulteriori opportunità di tipo economico e sociale: migliore selezione dei prenditori di capitale, minore mortalità delle imprese, innalzamento della capacità competitiva delle imprese, ecc.

I costi di tali investimenti chi li dovrebbe sostenere? Come sempre accade i costi li sostiene chi ne trae i vantaggi e chi ne ha interesse. In questo caso i vantaggi sarebbero diffusamente ripartiti.

Le banche riuscirebbero a tenere le sofferenze entro livelli più contenuti, le imprese riuscirebbero a essere maggiormente competitive, la collettività affronterebbe costi sociali inferiori, il livello di fiducia si accrescerebbe, ecc. Ergo, questo percorso si prefigura come un percorso WIN WIN in cui potrebbero investire Banche, Imprese e Governi Nazionali.

Quali misure e strumenti potrebbero adottarsi per avviare e dare impulso all’evoluzione culturale innanzi indicata?

É intenzione mia e di SFC, nelle prossime uscite, dare indicazioni in tal senso contribuendo ad avviare su questo tema un dibattito e un confronto costante tra gli operatori.

Volendo fornire alcuni brevi spunti si può pensare alla possibilità di strutturare una collaborazione più profonda tra banca e impresa in cui la Banca, oltre a essere fornitrice di finanza, potrebbe fornire anche consulenza e competenze tecniche alle imprese.

Un percorso del genere accrescerebbe le competenze tecniche (di banche e imprese) e fornirebbe alle banche la possibilità di avere informazioni più accurate, tempestive e puntuali, sullo stato delle imprese loro clienti.

Per agevolare la realizzazione di tali attività, una figura terza, intermedia tra la banca e l’impresa, si potrebbe occupare di certificare l’adeguatezza delle strutture e dei processi di pianificazione e controllo economico-finanziaria presenti all’interno dell’impresa. Unico obiettivo: l’implementazione di un’adeguata attività di pianificazione e controllo economico-finanziaria e di un conseguente scambio informativo nel continuo.

Le riflessioni proposte in questo articolo invocano una evoluzione culturale non facile e immediata che potrebbe apparire a tratti molto ardua se non utopica.

In generale, è certamente più facile trovare la sicurezza nelle culture e nei processi più antichi e più diffusi; ciò scema la spinta a esplorare le vie nuove sconosciute ai più.

Ma l’evoluzione è ineluttabile e subisce maggiori impulsi proprio durante i periodi di crisi.

“L’inconveniente è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide. Senza crisi non c’è merito. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”.

 

ARTICOLO CONTENUTO IN “SFC – Rivista di Strategia Finanza e Controllo”  N° 2 – Sfoglia la Rivista