Enciclica “LAUDATO SII” e ASFIM: LA FILIERA DELLA MONETA

1 luglio 2015

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Il presente articolo riporta l’intervento del dott. Enzo Tucci, Segretario Nazionale ASFIM, nell’ambito del Convegno nazionale ASFIM tenutosi a Bari il 28 maggio 2012: “LA FILIERA DELLA MONETA”.

 

La scelta di proporre al lettore questa relazione, è dettata non solo dalla importanza e dall’attinenza delle tematiche affrontate e degli auspici espressi, ma anche, ad anni di distanza, dalla coincidenza di questi stessi temi e di questa stessa visione, con quanto recentemente detto da Papa Francesco nella sua enciclica “Laudato Si”.

 

Nella terminologia economica e nel  lessico comune, mai prima, si è parlato di “filiera della moneta”. Perciò, non esiste a tal proposito una definizione o un’idea diffusa e condivisa.

Abbiamo proposto un neologismo per porre l’attenzione su alcuni temi  che in questa breve relazione sinteticamente illustrerò.

A nostro parere, l’attuale crisi economica e monetaria, ha la sua causa principale nel deterioramento del processo di CREAZIONE DI VALORE.

Il principale problema è L’EFFICIENZA, l’Efficienza intesa in senso olistico.

La perdita di efficienza è la causa, la crisi finanziaria è uno dei sintomi conseguenti.

Nell’attuale sistema economico caratterizzato da un’organizzazione globalizzata dei mercati anche la competizione tra i governi ed i sistemi economici nazionali è sempre più accesa e vivace. La citata competizione è finalizzata a trattenere presso di se le risorse endogene e ad attrarre quelle esogene, siano esse capitali, uomini, know how, ecc. L’attrattività più elevata di un paese rispetto ad altri consente la concentrazione delle risorse utili a sostenere lo sviluppo economico-sociale di quel paese e contemporaneamente a rafforzarne la competitività garantendo livelli di gettito fiscale adeguati. La maggiore o minore attrattività di cui si discute è correlata all’attitudine “dell’ambiente economico” offerto a sostenere la creazione di valore.  

A causa della crisi mondiale degli ultimi anni, molte aziende in Italia, quelle più deboli, sono state espulse dal mercato, o stanno per uscirvi. L’attuale struttura industriale italiana, seppur sofferente è composta dalle aziende più forti, più capaci, che hanno saputo reagire e che hanno messo tempestivamente in moto processi di efficientamento, revisionando profondamente strumenti e strategie di governo. In Italia, oggi, l’esigenza improrogabile e diffusamente avvertita è l’adozione, da parte del soggetto pubblico, di misure idonee a creare un ambiente che possa contribuire più efficacemente al processo di creazione di valore.

Coerentemente con l’etimologia della parola Moneta (dal verbo greco “monýô”  e dal termine “monytès”: che indica il valore)  le teorie economiche-monetarie evidenziano il collegamento imprescindibile che vi è tra il valore della moneta ed il valore creato dall’economia che essa rappresenta.

Il tema che oggi vorremmo mettere al centro della riflessione collettiva  è la FILIERA DELLA MONETA  intesa primariamente nel senso di FILIERA DELLA CREAZIONE DEL VALORE.

Al processo di impiego delle risorse partecipano le imprese, le famiglie e la pubblica amministrazione. Ciascuno di questi soggetti può operare anche distruggendo valore, tuttavia per imprese e famiglie vi sono rischi e conseguenze dirette (fallimenti, denigrazione sociale, sanzioni), spesso immediate, che scoraggiano e limitano tale operato,  mentre, per quanto realizzato dalla pubblica amministrazione (reati esclusi) la conseguenza è il deterioramento dell’ambiente economico e l’inesorabile perdita di attrattività del paese. L’inefficienza di famiglie ed imprese è limitata e respinta dai meccanismi regolatori dell’ambiente in cui essi operano.  Conseguentemente, la perdita di efficienza di un intero sistema economico nazionale che si protrae nel tempo dovrebbe in buona parte imputarsi a défiance endogene al pubblico settore.

Partendo dalle esperienze, maturate in ambito aziendale,  proveremo a dare alcuni spunti di riflessione, nella convinzione che la vastità del tema che si intende affrontare non ci darà oggi la possibilità di essere completi ed esaustivi.  

Ci approcciamo sapendo di non avere soluzioni immediate e puntuali, ma conoscenze, metodi e strumenti che nelle aziende si stanno dimostrando utili, efficaci ed imprescindibili.

L’obiettivo che ci siamo posti non è quello di fornire delle risposte compiute, quanto piuttosto quello di indicare le domande a cui può essere utile dare risposte.

CREARE VALORE

Cosa vuol dire creare valore?

Per VALORE intendiamo: la capacità di una risorsa di soddisfare un bisogno, l’utilità della risorsa stessa.

Ergo, la creazione di valore si attua attraverso un processo idoneo ad ottenere, ad esempio, con un input di risorse con UTILITÀ di “100” un output con utilità maggiore di “100”.

Preliminarmente a scanso di distrazioni, seppur per molti superfluo,  evidenzio che:

  • il concetto di Utile o Risultato di Esercizio è cosa nettamente diversa dal concetto di Valore Creato.

Il VALORE CREATO è  dunque da intendersi come utilità incrementale rispetto alle utilità delle risorse impiegate nel processo di creazione.

Si tenga bene presente che il processo che procura la creazione del VALORE dev’essere EFFICIENTE, ECOLOGICO e SOSTENIBILE rispetto all’organizzazione che lo attua.

EFFICIENTE: l’Utilità dell’output deve essere maggiore dell’utilità dell’input impiegata nel processo.   

ECOLOGICO: non deve danneggiare o diminuire risorse irripetibili.

SOSTENIBILE: deve garantire l’equilibrio e l’efficienza dell’organizzazione considerata, nel continuo, per potersi perpetuare nel tempo. 

Per rendere l’idea mi aiuterò con alcuni esempi.  

Se la Ferrari, da domani, decidesse di risparmiare impiegando materiali di qualità inferiore, nel breve periodo avrebbe un aumento degli utili. Tale incremento, tuttavia, si realizzerebbe attraverso la distruzione di un VALORE, il Valore “Qualità”, la qualità che i clienti dell’azienda si attendono e che li induce ad acquistare quel prodotto. Il risultato così ottenuto non è SOSTENIBILE in quanto non può essere perpetuato, dunque la strategia ed il processo adottati non creano valore. Si noti inoltre, che il valore Qualità, seppur imprescindibile per la vita stessa dell’azienda non  è censito nella sua contabilità e nei suoi bilanci.

Evidenzio che ogni processo, a seconda dell’estensione che si intende dare all’intervallo di osservazione, può risultare creatore o distruttore di valore

Facciamo un esempio.  

Se un’azienda riesce ad aumentare gli utili danneggiando risorse ad essa esterne (territorio, ambiente, salute, ecc), quando leggiamo i suoi bilanci, constatiamo risultati positivi. Essa crea valore per i suoi azionisti!! Tuttavia occorre ricordarsi che quel bilancio è insufficiente ai fini di un’analisi esaustiva. Nel bilancio dell’azienda si registra e si misura solo una parte delle attività che quel processo produttivo ha innescato, quelle interne all’azienda. In circostanze come questa occorre procedere nell’analisi del combinato disposto, “azienda + ambiente esterno” per ottenere indicazioni utili a misurare l’efficienza del processo in modo esaustivo.   

In molti casi dall’analisi del combinato disposto “azienda+ambiente” potrebbe rilevarsi che il processo osservato distrugge valore.

Frequenti sono le situazioni in cui il  processo sottoposto ad analisi è legale, seppur, considerandolo in ottica di creazione di valore, rappresenta un atto illegittimo in senso economico.

Nell’esempio dell’azienda che incide negativamente sull’ambiente circostante, si cade inoltre nel PARADOSSO DEL P.I.L.. In questo caso infatti, la contabilità nazionale registra un segnale doppiamente positivo per il P.I.L., Il primo legato al valore aggiunto contabilizzato dall’azienda considerata e l’altro relativo ai risultati economici contabilizzati dai soggetti chiamati a riparare i danni ambientali che tale azienda  ha provocato.

Il PIL aumenta mentre la situazione peggiora o detta sinteticamente Il VALORE SI DISTRUGGE.

IL VALORE: qual è il vantaggio nell’utilizzo di questo strumento di misura?

Il valore è idoneo a indicare scelte “tendenzialmente” eque nel tempo e nello spazio.

Il valore è scevro da regole di consenso e clientela.

Un’adeguata estensione, articolazione e numerosità degli indicatori monitorati nell’attività di  accounting per la misurazione del VALORE CREATO, consente di individuare strategie e processi che tendono all’equità e all’equilibrio in senso olistico.

Quando la governance di un’organizzazione è orientata da strategie e strumenti finalizzati alla creazione del valore si creano i presupposti affinché la stessa individui e cassi prontamente gli “ATTI ECONOMICAMENTE ILLEGITTIMI”. Questa condizione consente di costruire programmi e risultati idonei a garantire l’efficienza nel lungo periodo.

Quanto sin qui detto per le aziende, riteniamo possa valere per ogni tipo di organizzazione e di  processo, compresi quelli di scala più vasta come le economie nazionali.

In questo caso l’intervallo di osservazione entro cui occorre verificare le condizioni di EFFICIENZA, ECOLOGICITÀ E SOSTENIBILITÀ va riferito ad aree più ampie e di interesse economico-sociale collettivo.

Con l’adozione di strumenti orientati a tale approccio si possono  censire atti e processi che rappresentano vere e proprie distruzioni di valore, seppur legali.

A titolo di esempio vorrei porre alcuni quesiti.

La moltiplicazione delle sale da gioco nelle nostre città:

  • costituisce un’importante risorsa in termini di entrate. Ma crea valore per il territorio?

Il Prelievo fiscale all’impresa su ricavi non incassati:

  • se diviene causa di default ha un valore maggiore di ciò che si distrugge lasciando morire l’impresa??

Ovviamente gli spunti di riflessione sono numerosi.

Ciò che ci interessa evidenziare è il concetto che l’UTILE, il FATTURATO, l’AVANZO, il P.I.L., sono insufficienti ed inadeguati ad indicare ciò che CREA VALORE. I numeri, da soli, non sono bastevoli a misurare e monitorare il VALORE CREATO ed i PROCESSI CHE CONDUCONO ALLA CREAZIONE DEL VALORE.

Gli strumenti e la cultura oggi maggiormente diffusi per il governo dei fenomeni aziendali ed economico-sociali, sovente non ci consentono di distinguere ciò che è “numericamente esatto” da ciò che è realmente “conveniente e vantaggioso”.

Occorre dare impulso ad una ri-evoluzione culturale che coinvolgendo tutti i soggetti che compongono LA FILIERA DELLA MONETA (imprese, governi, scuole, famiglie, ecc.) ed in particolare il pubblico settore, attraverso norme mirate, riesca a porre al centro dell’azione futura la creazione di VALORE inteso in senso olistico.

Riteniamo che questa sia la strada maestra per l’auspicato rinascimento economico -sociale.  Ciò che oggi proponiamo non sono strumenti e modelli già definiti e consolidati ma l’opportunità di iniziare a lavorare con decisione alla loro costruzione e diffusione, come fu nel 1400 per la partita doppia proposta da Fra’ Luca Pacioli.

Il lavoro è stato già avviato, in ambito accademico ed aziendale, tuttavia  occorre fare di più e più rapidamente. Le prime indicazioni sul tema considerato sono arrivate nel 1992 da Kaplan e Norton con l’introduzione della Balanced Scorecard.

Sono in costante aumento le aziende che usano sistemi come la Balanced Scorecard per la definizione delle proprie strategie e per monitorarne l’attuazione, l’efficienza e l’efficacia. La specificità di tali  strumenti e metodologie è l’utilizzo contestuale di indicatori quantitativi e qualitativi con pari dignità ed enfasi.

Il governo e la descrizione degli attuali scenari economici, specie in ambito pubblico, richiede metriche addizionali rispetto a quelle tradizionali.

L’uso di strumenti e metodi utili ad obbligare anche gli amministratori pubblici ad un impiego  virtuoso delle risorse collettive è divenuto irrinunciabile ed improrogabile. Occorre costruire le regole per rendere tali ausili vincolanti.  

Chissà quanti tra gli strumenti di finanza innovativa, oggi sotto accusa, non sarebbero mai nati se avessero dovuto spiegare preventivamente il valore da essi creato, non per l’azienda che li ha legalmente prodotti e venduti ma per il sistema economico in cui oggi liberamente circolano.  

Le scelte che i pubblici amministratori devono poter adottare in virtù del potere di rappresentanza loro demandato, devono essere normativamente confinate  all’interno di aree idonee ad assicurare la creazione del valore.  I costi standard rappresentano un timido esercizio fatto esattamente in questa direzione. Sono uno sforzo utile ma insufficiente. Occorre essere più arditi e più incisivi. Nei processi di spesa occorre affiancare ai parametri numerici, parametri qualitativi da doversi definire, rispettare e verificare nel continuo, normativamente, come accade per i privati.

Negli ultimi 10 anni la spesa pubblica è cresciuta vistosamente. Abbiamo considerato l’andamento della spesa pubblica nel periodo pre-crisi  per valutarne l’andamento all’interno di scenari macro-economici ordinari.

Spesa pubblica pro capite Italia 2000-2007

Dall’analisi dei dati si osserva che nel periodo 2000-2007 (periodo pre-crisi) la spesa pubblica corrente pro-capite (deflazionata) è cresciuta del 4,53% mentre la spesa in conto capitale ha registrato un incremento dell’1,04%.

Sarebbe stato legittimo attendersi  un percepibile innalzamento della quantità e qualità dei servizi pubblici offerti ma…… E’ evidente che vi è un problema di pianificazione e controllo della qualità e dell’efficienza della spesa pubblica.

Come spunto di riflessione indichiamo il dato relativo alla spesa pubblica totale media pro-capite distinto tra aree del mezzogiorno e aree del centro-Nord.

Spesa Pubblica totale media pro-capite

Nelle due aree l’andamento della spesa totale pro capite appare simmetrico in tutto l’arco temporale considerato, con un tasso di crescita omogeneo e un divario medio di 4.154 euro pro capite tra Centro-Nord e Mezzogiorno.

Questa squilibrata distribuzione di risorse a sfavore del sud crea valore alla nazione??

Nel 2000 la spesa pubblica complessiva era pari a 542 miliardi di euro, mentre nel 2009 è salita a 786 miliardi, con un incremento quindi di 244 miliardi pari al 45%. Si tratta di una crescita più alta rispetto all’incremento dei prezzi registrato nello stesso periodo, che è stato pari invece al 20,8%.

La maggiore spesa pubblica non è stata però bilanciata da una maggiore ricchezza del Paese e dalla crescita economica: il rapporto tra le spese delle pubbliche amministrazioni e il PIL è passato, infatti, dal 46% del 2000 al 51% del 2009.

Per far fronte a questo disavanzo lo Stato in questi anni è ricorso al prelievo fiscale: l’aumento delle tasse ha tuttavia frenato ulteriormente l’economia.

L’evoluzione in tema di accountability, in ambito pubblico,  contribuirebbe incisivamente a condurre ad una verifica più puntuale della qualità della spesa pubblica, riportandola nel  sentiero della RESPONSABILITÀ e dell’EFFICIENZA. Da ciò discenderebbe il ripristino dell’attrattività del paese, nel senso innanzi descritto ed il recupero della competitività del sistema paese. Ulteriore conseguenza virtuosa sarebbe il ripristino della fiducia dei cittadini nelle istituzioni. 

Ebbene, occorre attuare un importante attività di adeguamento degli strumenti di pianificazione e contabilità.

Le contabilità e gli strumenti che attualmente si utilizzano per misurare i fenomeni economici, seppur esatti ed oggettivi nei risultati, possono sovente condurre a conclusioni, inefficienti, incomplete ed inadeguate.

Occorre un approccio maggiormente olistico per la misurazione delle performance aziendali ed economico-sociali. Occorre un approccio che ci consenta di andare oltre i limiti insiti nella contabilità economico-finanziaria tradizionale.

Con riguardo ai pubblici soggetti occorre avviare e sostenere un indispensabile processo di trasformazione del processo gestionale da quello attuale di tipo burocratico ad uno di tipo manageriale. Codesta evoluzione sarebbe coerente e strumentale rispetto alle finalità intrinseche alla riforma del Tiolo V della Costituzione ed indispensabile per l’attuazione di un federalismo fiscale efficace. Tale evoluzione è probabilmente inevitabile. In tal senso militano pressioni concentriche provenienti dalla società civile, dalle condizioni della finanza pubblica, dalla legislazione e non da ultimo, da un movimento di tipo culturale cui partecipano con rinnovata attenzione esperti in Economia Aziendale.  (Cfr., E. Padovani,  D’ALESSIO L. BERGAMIN, M. FARNETI, G. GABROVEC MEI, O. MULAZZANI, M. PUDDU, L. PULEJO, L. RICCI P., BARTOCCI, L. MAZZARA, L. MIO, C. POLLIFRONI, M. RUPO, D. ZIRUOLO, A. BARRESI, G. COPPOLINO, R. SIBONI, B. GALGANI, C. MARISCA, C. VIRGINILLO, M. ROMOLINI, A. VERMIGLIO)

Gli scenari in cui operiamo e le sfide che stiamo affrontando sono nuovi, inediti e distanti dai modelli con cui, sino a poco tempo fa, ci siamo esercitati ed abbiamo creduto di poter continuare a programmare e costruire il nostro futuro.

OCCORRE UN “PENSIERO NUOVO”

Facendo le stesse cose sempre nello stesso modo si otterranno gli stessi risultati.

Occorre fare cose nuove con modalità nuove.

Ciò che si propone non è un obiettivo facile ed immediato ma si farebbe un grosso errore se lo si considerasse impossibile o utopistico.

Ovviamente l’approccio proposto esclude la possibilità di creare il mondo perfetto. Non è questa la proposta, non è questo l’obiettivo.

Mediando dall’esperienza professionale, affermiamo che non esistono aziende perfette. Ma, le aziende che creano valore e si consolidano sono quelle che:

  • possiedono cultura, best practices e processi idonei ad evitare decisioni palesemente e macroscopicamente errate in ottica di creazione del Valore per se stesse;
  • misurano i risultati ottenuti con modi e strumenti che integrano in maniera sostanziale quanto registrato dalle contabilità numeriche con indicatori qualitativi.

Da queste considerazioni preliminari parte l’iniziativa da noi promossa e con la quale, in questo particolare momento storico, avvertiamo doveroso ed utile proporre un confronto tra tutti gli operatori che partecipano al funzionamento di quella che abbiamo chiamato “LA FILIERA DELLA MONETA”.

In questo particolare contesto con competizione crescente, risorse limitate ed in via di razionamento è obbligatorio ed improrogabile ispirarsi ad una parola chiave “EFFICIENTAMENTO”. 

RESPONSABILITÀ, EFFICIENZA, SOSTENIBILITÀ; ispirandoci a questi principi, dobbiamo modificare strumenti, regole e programmi futuri, per imprese, banche e pubblici soggetti.

ARTICOLO CONTENUTO IN “SFC – Rivista di Strategia Finanza e Controllo”  N° 5 –

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