I FLUSSI DI LIQUIDITA': LA LOGICA ECONOMICA E LA LOGICA MONETARIA

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Prima di addentrarci nell’analisi dei flussi di liquidità analizziamo le differenze che caratterizzano un approccio analitico di tipo economico da uno finanziario.

La logica economica sviluppa i propri modelli a partire dai costi e ricavi di pertinenza economica del periodo di riferimento; la logica monetaria considera unicamente i flussi di liquidità in entrata e in uscita registrati nel corso dello stesso periodo, indipendentemente dal momento in cui si è manifestato il fatto aziendale che li ha generati.

Ma quali sono le ragioni che giustificano il disallineamento tra risultato economico e risultato finanziario?

A) Rilevanza monetaria dei componenti di reddito.

Il primo problema deriva dal fatto che non tutti i componenti di reddito hanno, come conseguenza, una manifestazione monetaria (si è soliti affermare che non tutti i costi e i ricavi hanno un riflesso monetario).

Al riguardo si pensi agli ammortamenti, a fronte dei quali l’impresa non sostiene alcun esborso monetario.

In pratica, mentre i costi e ricavi monetari hanno o avranno come conseguenza la corresponsione o l’acquisizione di risorse monetarie, i costi e ricavi non monetari non danno origine ad alcun flusso di liquidità.

A titolo di esempio si consideri l’acquisto di un cespite: l’investimento (per il quale viene previsto un piano di ammortamento) compare integralmente nello stato patrimoniale a partire dall’esercizio in cui viene realizzato.

Secondo competenza economica, gli esercizi ricompresi nel piano di ammortamento registreranno la quota di ammortamento quale componente negativo di reddito, senza che questo assuma alcuna rilevanza sotto il profilo monetario.

Secondo la logica monetaria, infatti, l’acquisto dell’immobilizzazione assume una rilevanza solo nel momento del pagamento del prezzo di acquisto.

B) Disallineamento temporale tra logica economica e logica monetaria.

Un secondo ordine di problemi deriva dallo sfasamento temporale tra i cicli economici (correlati temporalmente alla manifestazione numeraria di costi e ricavi) e i cicli monetari (correlati alle corrispondenti entrate e uscite di cassa).

Più semplicemente le entrate e le uscite di cassa differiscono temporalmente dai relativi costi e ricavi. Questo differimento temporale può far slittare il momento degli incassi/pagamenti al di fuori dal periodo di osservazione, all’interno del quale hanno avuto manifestazione numeraria i corrispondenti costi/ricavi.

Si comprende come, ai fini dell’analisi finanziaria, sia necessario passare dal principio di competenza economica al principio di competenza per cassa. In altre parole si tratta di costruire un modello in grado di svolgere, sotto il profilo finanziario, lo stesso ruolo svolto dal conto economico sotto il profilo reddituale.

Questa è la funzione del rendiconto finanziario (o cash flow statement), un insostituibile strumento operativo, una vera e propria mappa analitica e decisionale, capace di rappresentare in un unico prospetto la dinamica economica, finanziaria e patrimoniale d’impresa, sia essa indagata su base storica, sia essa sviluppata in termini prospettici (piani e programmi finanziari).

Va subito precisato che gli elementi di giudizio desumibili dalla lettura del rendiconto finanziario, in ogni caso, non sostituiscono il contenuto informativo dello stato patrimoniale e del conto economico, ma lo integrano e lo arricchiscono di contenuti finanziari.

Anzi, è proprio dai tradizionali prospetti di bilancio che vengono sviluppate le metodologie di analisi finanziaria. In questa prospettiva diventa importante rivisitare in termini finanziari alcune nozioni relative allo schema patrimoniale ed economico del bilancio civilistico, sviluppando alcuni modelli di riclassificazione necessari per le fasi successive.

LA NOZIONE DI LIQUIDITA’

L’analisi dei flussi di liquidità prende in considerazione come grandezza fondo la liquidità. Nella prassi operativa il concetto di liquidità può essere interpretato secondo diverse accezioni:

Disponibilità liquide

Nella sua prima accezione la liquidità comprende il denaro liquido e i depositi a vista presso le banche, l’amministrazione postale e le società finanziarie (si tratta dei valori compresi nella classe C.IV dell’attivo patrimoniale civilistico: saldi attivi dei depositi bancari e postali, assegni, denaro e valori in cassa).

Disponibilità liquide equivalenti

Questa seconda accezione comprende la liquidità e gli investimenti finanziari a brevissimo termine o prontamente liquidabili. Con riferimento allo schema civilistico di stato patrimoniale, tali investimenti possono essere ricondotti agli altri titoli (classificati al punto C.III.6 dell’attivo circolante) e ai crediti verso altri (classificati al punto C.II.5 dell’attivo circolante). Questa nozione richiama la definizione di disponibilità liquide equivalenti (cash equivalents) data dallo IAS 7, comprendente:

  • le disponibilità liquide (cassa e depositi a vista);
  • i mezzi equivalenti, rappresentati dagli investimenti finanziari a breve termine e ad elevata liquidità, prontamente convertibili in valori di cassa e soggetti ad un trascurabile rischio di variazione del loro valore.

Sempre secondo lo IAS 7 un investimento finanziario è classificato come disponibilità liquida equivalente solo quando è a breve scadenza; per contro gli investimenti in titoli azionari non sono generalmente classificati tra le disponibilità liquide equivalenti a causa della volatilità dei loro valori.

Liquidità netta

Nel seguito della trattazione, con il termine liquidità faremo riferimento alla nozione di liquidità netta, sintetizzata dalla relazione:

Liquidità netta = Liquidità – Conti correnti passivi

Nel caso in cui la liquidità venga intesa nel senso di disponibilità liquide equivalenti vale la relazione:

Liquidità netta = Disponibilità liquide equivalenti – c/c passivi

Secondo tale accezione eventuali situazioni debitorie verso le banche derivanti da situazioni transitorie (es. apertura di credito per elasticità di cassa) rientrano nella nozione di liquidità; appare evidente che, qualora i saldi passivi dei conti correnti bancari dovessero risultare superiori alla somma dei saldi attivi e del denaro contante, si avrà una liquidità netta negativa.

Lo stesso principio contabile internazionale IAS 7 precisa che eventuali finanziamenti concessi per “elasticità di cassa” possono a tutti gli effetti considerarsi una forma di finanziamento, utilizzata per far fronte a temporanee esigenze di liquidità.

In questo caso gli scoperti di conto corrente rientrano nella nozione di liquidità netta (ovviamente con segno negativo) a condizione che essi siano parte integrante della gestione delle disponibilità liquide (al riguardo rilievo decisivo assume la circostanza che il conto oscilli frequentemente tra saldi positivi e negativi).

E’ importante osservare che se il debito (per entità e durata) è espressione di un effettivo finanziamento, va considerato al di fuori della liquidità e trattato come le altre fonti di finanziamento; in pratica eventuali debiti finanziari a breve termine (ad esempio, le rate di mutui in scadenza entro l’anno) non devono essere compresi nella nozione di liquidità netta.

Analogamente eventuali situazioni transitorie passive nei confronti degli istituti di credito (ad es. castelletto salvo buon fine) non rientrano nella nozione di liquidità netta ma rientrano nei debiti verso banche a breve.

Ne consegue che, ai fini di una accurata analisi dei flussi monetari, è indispensabile scomporre i debiti finanziari in conti correnti passivi e altri debiti finanziari a breve termine.

 

ARTICOLO CONTENUTO IN “SFC – Rivista di Strategia Finanza e Controllo”  N° 11 –
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