IL RATING QUALITATIVO NELLA CONCESSIONE DEL FIDO BANCARIO

1 luglio 2015

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AMBITO APPLICATIVO

L’indagine bancaria riguardante l’esistenza delle condizioni di rimborso del fido concesso, nei confronti dell’azienda affidata, prende le mosse dall’analisi dei parametri qualitativi per la valutazione del business e della competitività dell’impresa1.

Infatti, sia nella dottrina italiana che estera, nonché nella prassi bancaria è prevalente l’opinione della priorità dell’indagine qualitativa rispetto all’analisi quantitativa nella concessione del fido bancario2.

L’analista fidi deve valutare, aprioristicamente, l’impostazione generale di tipo strategica dell’azienda, attribuendo un valore di rating qualitativo associato ad un punteggio di scoring, ed in secondo luogo, procedere alla valutazione di tipo quantitativo utilizzando gli strumenti di analisi finanziaria in uso nella prassi.

In pratica, l’indagine qualitativa dell’affidabilità bancaria è strettamente connessa alla successiva analisi di tipo quantitativo basato sugli indici di bilancio e sui flussi monetari e finanziari, integrata dal budget di tesoreria collegato al reporting finanziario di capitale circolante netto.

Rappresentiamo graficamente, le relazioni intercorrenti tra l’indagine qualitativa nella concessione del fido bancario ed il rischio di default (figura 1):

Relazioni intercorrenti tra l’analisi qualitativa del credito bancario e il rischio di default

L’ANALISI QUALITATIVA  DEL BUSINESS

Nell’indagine qualitativa del business, l’analista predispone la seguente documentazione di lavoro:

  • il questionario da sottoporre all’imprenditore sulle caratteristiche dell’attività svolta dall’impresa richiedente, del settore di appartenenza e del management;
  • la banca dati del settore di appartenenza e del mercato di riferimento;
  • la banca dati dei settori collegati o similari;
  • studi e ricerche, dati statistici, ecc.

Ad ogni risposta, l’analista attribuisce un punteggio di “scoring, utilizzando modelli di matematica attuariale di stima della probabilità di rischio, oppure modelli di valutazione soggettiva del rischio.

Tale punteggio attribuito viene poi trasformato in rating qualitativo per l’integrazione del rischio di business dell’impresa richiedente.

Nell’indagine qualitativa sulla politica di prodotto, l’analista indaga anche sul ciclo di vita del prodotto o dei prodotti  rientranti nel core business dell’impresa richiedente3.

L’estensione del ciclo di vita dipende dalla tipologia dell’impresa e, dalle caratteristiche intrinseche dei prodotti da introdurre nel mercato.

Riguardo la politica di prodotto, il questionario prevede domande sulla composizione del mix di fatturato, sul breakdown geografico del fatturato e delle singole aree d’affari, sulle prospettive del mercato di riferimento e del suo andamento, ed infine sulle peculiarità del settore di appartenenza.

Nel caso di azienda monobusiness, che non ha pertanto diversificato i processi produttivi, l’analisi qualitativa è volta ad indagare la composizione del mix di fatturato, nonché il break down geografico del prodotto.

Nelle aziende multibusiness invece, l’indagine si estende all’intero portafoglio prodotti, al mix di composizione del fatturato per ciascuna famiglia di prodotti, ed infine al break down geografico del fatturato di ciascuna area d’affari in cui l’impresa opera.

Va precisato che, contrariamente alla teoria del ciclo di vita del prodotto o dei prodotti per area d’affari dell’impresa richiedente, nel presente lavoro, i caratteri finanziari delle varie fasi del ciclo di vita, non vanno riferiti al settore di appartenenza, bensì’ al fatturato aziendale.

Secondo noi, un settore industriale è di tipo assorbitore di fondi oppure generatore di cassa non per effetto delle fasi del ciclo di vita dei prodotti delle aziende appartenenti, ma per le caratteristiche intrinseche del settore medesimo.

Ad esempio, il settore cartario in Italia è di tipo cash absorber, ossia prenditore di fondi, mentre il settore manifatturiero della metallurgia è di tipo cash generator, in quanto il grado di intensità del capitale investito di un’azienda cartaria è superiore all’unità (CI/V > 1), mentre il grado di capitale investito da un’azienda metallurgica risulta inferiore all’unità (CI/V<1)4.

Le Fase di Introduzione nel mercato

In particolare, nella fase di introduzione nel mercato per le aziende start up, o nella fase di innovazione dei prodotti per le aziende mature, gli investimenti nelle immobilizzazioni materiali (in capacità produttiva) ed immateriali (R&S) sono rilevanti.

Di conseguenza, il grado di intensità del capitale investito risulta superiore alla produttività degli impianti nella fase appunto iniziale di utilizzazione della capacità produttiva.

Notevoli sono i costi di marketing sostenuti per effettuare i test di mercato relativamente ai prodotti da introdurre.

In caso di esportazione in paesi esteri, l’analista dovrà verificare la customer satisfaction dei prodotti dell’azienda, sulla corrispondenza con i gusti e le preferenze del consumatore.

In tale fase iniziale del ciclo di vita, è molto facile che, il fatturato sia concentrato in un numero limitato di clienti o, addirittura in un cliente soltanto di grandi dimensioni.

I caratteri finanziari del fatturato risentono di questa fase iniziale del ciclo:

  • liquidità negativa del fatturato dovuto all’eccedenza delle uscite monetarie correnti sulle entrate monetarie pure correnti (Umc > Emc);
  • Flusso di cassa della gestione operativa pure negativo;
  • Redditività della gestione caratteristica negativa dovuto all’eccedenza dei costi d’esercizio rispetto ai ricavi d’esercizio (C > R).

In tal caso, tra i componenti negativi di reddito di notevole peso appaiono gli ammortamenti delle immobilizzazioni materiali ed immateriali.

Quindi, ai fini del rating qualitativo, tale fase iniziale presenta, per l’analista fidi, un elevato rischio di default (   PD), per effetto delle seguenti circostanze rilevanti:

  • L’azienda richiedente è di tipo cash absorber, ossia prenditrice di fondi;
  • L’azienda non è in grado di rimborsare i fidi bancari ricevuti, in quanto i flussi di cassa della gestione operativa risultano negativi.

Essendo il rischio di default molto elevato per il finanziatore, si ha una duplice alternativa:

  • Rinnovare i fidi alla scadenza formale credendo nel nuovo business dell’impresa;
  • Recedere dal contratto di affidamento (soglia di uscita del finanziatore dal rapporto di affidamento) qualora le prospettive performanti dell’impresa siano negative.

         Infine, la fase di crescita del ciclo di vita dei prodotti potrebbe rappresentare l’ingresso del finanziatore a titolo di copertura del fabbisogno di capitale dell’impresa.

Fase di Crescita del fatturato

Nella fase di sviluppo del fatturato aziendale in misura più o meno intensa, i caratteri finanziari del fatturato sono i seguenti:

  • Il grado di intensità del capitale investito è ancora elevato per effetto dell’investimento in capitale circolante indotto dalla crescita del fatturato;
  • La liquidità del fatturato resta modesto per effetto dell’eccedenza delle uscite monetarie correnti sulle rispettive entrate;
  • Il flusso di cassa operativo resta ancora negativo;
  • Il grado di utilizzo della capacità produttiva aumenta rispetto al grado di automazione dei processi, con riduzione dei costi unitari;
  • La redditività operativa diventa positiva per la concomitanza, dell’aumento del fatturato da un lato, e della diminuzione dei costi fissi dall’altro dovuta all’effetto di economia di scala ed all’effetto esperienza.

Talora, la crescita del fatturato aziendale o a livello di area d’affari dipende dall’attuazione della politica di rinnovamento degli impianti industriali, che accresce la capacità produttiva installata, migliorando anche la qualità dei processi e dei prodotti.

Riguardo a tale fase, il rischio di default è ancora elevato essendo l’impresa prenditore di fondi.

Fase di Maturità dei prodotti

Nella fase di maturità e ancor più in quella della saturazione, i caratteri finanziari sono i seguenti:

  • Il grado di intensità del capitale investito si annulla per effetto del totale reintegro economico-finanziario degli investimenti effettuati;
  • La liquidità del fatturato diventa positivo per effetto dell’eccedenza delle entrate monetarie correnti sulle rispettive uscite;
  • Il flusso di cassa operativo diventa positivo ed è di pertinenza di gestione reddituale;
  • La redditività operativa è positiva per l’eccedenza dei ricavi sui costi di periodo.

Infine, il rischio d’insolvenza del debitore, riguardo tale fase, è quasi nullo, in quanto l’impresa è generatrice di fondi, per cui il rimborso dei fidi è da considerarsi autofinanziato.

Tale fase del ciclo di vita potrebbe essere considerata la soglia di uscita del finanziatore per effetto del rimborso da parte l’impresa.

La Soglia di ingresso e di uscita del finanziatore nel ciclo di vita del finanziamento bancario

Il finanziatore a titolo di credito non è disposto a finanziare un’attività imprenditoriale emergente oppure un’impresa che si trovi nello stato embrionale (start up)5.

In tale paragrafo, l’autore si occupa di stabilire la soglia di ingresso e di uscita del finanziatore a titolo di credito, durante la fase del ciclo di vita del finanziamento accordato.

All’uopo, per una migliore comprensione del tema, ci si è avvalsi dello schema del ciclo di vita dei prodotti dell’impresa, riportando le varie fasi in cui l’impresa necessita di soddisfare il fabbisogno costante del capitale di esercizio.

Nella fase di start up, si ha l’introduzione dell’impresa nel mercato; infatti, l’imprenditore non ha ancora avuto l’opportunità di dimostrare l’economicità del proprio progetto industriale ancora da realizzare.

Il ciclo di vita del finanziamento bancario a breve termine

Ciò implica che, la parte iniziale della fase di introduzione del prodotto sul mercato non possa essere finanziata mediante il ricorso al capitale di credito, ma debba essere sostenuta prevalentemente con l’apporto di capitale proprio.

Per questi motivi, il creditore è disposto a finanziare l’iniziativa soltanto quando sia in grado di offrire prospettive di reddito ragionevolmente fondate.

 Inoltre, in tale fase iniziale di test del prodotto presso i consumatori, accade che,  la redditività operativa è negativa per la prevalenza dei costi in assenza di ricavi di vendita (R-), ed anche i flussi di cassa risultano negativi (FC -) per la predominanza delle uscite monetarie per i massicci investimenti, in assenza di entrate monetarie correnti.

Il momento in cui le prospettive reddituali si consolidano, alla luce della gestione passata, è dato dalla fase iniziale di crescita dell’impresa.

E’ questa la soglia di ingresso del finanziatore nell’ambito del ciclo di vita del prodotto, rappresentata dall’area di autosufficienza finanziaria (punti a-b).

In tale fase, l’impresa consegue un ritmo di primo sviluppo del fatturato programmato, unitamente alla crescita del capitale circolante e degli investimenti immobilizzati.

Di conseguenza, la redditività operativa diventa positiva (R+) per l’eccedenza dei ricavi totali sui costi complessivi, mentre i flussi di cassa restano negativi (FC-) per l’incremento degli investimenti fissi e circolanti connessi allo sviluppo del fatturato.

Per motivi di avversione al rischio, il finanziatore a titolo di credito non è disposto a protrarre il finanziamento dell’area strategica d’affari, sino al limite ultimo della fase di maturità.

Infatti, questa è seguita dalla fase indefinita di declino che comporta per definizione elevati rischi competitivi per l’impresa affidata, che si trasforma in rischio finanziario a carico del creditore.

E’ quindi logico ritenere che il creditore spinga il proprio intervento di finanziamento dell’impresa tra la fase di crescita (punto a)  e l’inizio della maturità (punto b).

La soglia finale di uscita del creditore dal finanziamento dell’attività imprenditoriale è data da questo limite, in cui si ritiene che l’impresa ancora redditizia (R+) sia diventata liquida a seguito del termine del processo di ammortamento delle immobilizzazioni tecniche, e destini i flussi di cassa netti positivi (R+) al rimborso delle fonti esterne di finanziamento utilizzate nella fase di crescita, in cui i flussi di cassa erano ancora negativi.

I flussi monetari generati nella fase iniziale di maturità, sovente, non vengono utilizzati per la diversificazione del portafoglio prodotti, eventualità che determinerebbe l’avvio di un nuovo ciclo di vita del prodotto e di un nuovo ciclo di sviluppo dell’impresa.

In tale fase, è molto apprezzato dal creditore la capacità dell’impresa affidata di destinare al rimborso del prestito, i flussi di cassa di gestione reddituale liberatosi per effetto del rientro dei capitali investiti nelle immobilizzazioni completamente ammortizzati,  piuttosto che attingere dalla liquidità di gestione straordinaria derivante dallo smobilizzo di intere linee produttive obsolete, o ritenute non più strategicamente rilevanti.

Qualora, si verificasse la predominanza dei flussi straordinari su quelli reddituali nel rimborso dei finanziamenti concessi, il rating creditizio finale risulterebbe fortemente penalizzato per l’impresa.

CASO AZIENDALE di valutazione qualitativa del rischio di business

Riportiamo la banca dati di un istituto di credito locale riguardo al cut off tra le aziende performanti e le aziende in crisi, a cui è stato già attribuito un rating sulla qualità del business.

Pertanto, l’esempio farà capire al lettore che i risultati ottenuti da tale valutazione saranno utilizzati per integrare i valori del rating già esistente per tali tipologie di imprese.

L’analista procede, a seguito del questionario compilato sulla qualità del business, ad attribuire un punteggio di scoring  di tipo economico-attuariale a due gruppi di aziende manifatturiere concorrenti monobusiness operanti nel settore delle costruzioni meccaniche leggere, in segmenti di mercato differenti, periodo 2003-2006.

I dati raccolti sulla qualità del management, sulla qualità del business e sulla qualità del settore, possono essere utilizzati dall’analista fidi per operare confronti di benchmarking tra una o più aziende operanti nel medesimo settore o segmento.

I dati di benchmarking ipotetici sono riepilogati nella seguente tabella 1.

Confronti di Benchmarking nel rating qualitativo

Come si evince dalla tabella 1, dalla perdita finale di default, il gruppo Beta Spa è esposta ad un maggior rischio qualitativo rispetto al concorrente Alfa.

Il fattore discriminante della rischiosità del business tra le due aziende è stato l’accentramento del fatturato (80%) nei confronti di un unico cliente in difficoltà finanziaria da parte del gruppo Beta spa, rispetto al concorrente Alfa spa che invece ha diversificato il portafoglio prodotti (10% su 3000 clienti) riducendo il rischio di subire perdite su crediti.

L’ANALISI QUALITATIVA  DEL  SETTORE

Nell’analisi qualitativa di settore, gli aspetti attinenti all’evoluzione economica generale e alle condizioni di singoli settori possono essere analizzati con l’ausilio dei rapporti di previsione elaborati dagli istituti specializzati nelle analisi e previsioni economiche, nelle analisi di singoli settori industriali e di singoli segmenti di mercato.

L’analista procede, sulla base dei dati e delle informazioni disponibili, all’analisi del settore di appartenenza dell’impresa, per capire i caratteri finanziari del comparto riguardo alla capacità di generare fondi o di assorbire fondi.

Ai risultati ottenuti dall’analisi, viene attribuito uno scoring che viene poi trasformato in rating qualitativo.

Vi sono settori ad elevato grado di intensità del capitale, (Capital intensive) come ad esempio i settori High teach con prevalenza del fattore capitale, ed i settori a bassa intensità di capitale (labour intensive) come ad esempio i settori manifatturieri con prevalenza del fattore lavoro.

I settori ad alta intensità sono, nella maggior parte dei casi, prenditori di fondi (cash absorber), in quanto le imprese operanti hanno un fabbisogno di capitale fisso eccedente rispetto al capitale circolante.

Per contro, i settori a bassa intensità sono generatori di fondi (cash generator), in quanto hanno un fabbisogno di capitale circolante prevalente rispetto al capitale fisso.

La verifica delle suindicate condizioni è da considerarsi agevole per l’analista fidi, in quanto può servirsi dei dati finanziari di settore relativi ai bilanci riclassificati dell’aggregato di imprese costituenti il campione da analizzare.

Tali dati possono essere attinti dalle banche dati specializzate di settore, per la particolare tipologia d’impresa da indagare.

I fattori settoriali da indagare da parte dell’analista sono i seguenti:

  • Tasso di sviluppo del fatturato aggregato (Δ% V);
  • Grado di intensità del capitale investito (CI/V);
  • Tasso di autofinanziamento (Rn-d)/MP.

Secondo il modello Mottura, il settore potrà essere considerato di tipo cash absorber oppure del tipo cash generator a seconda che il tasso di autofinanziamento risulti superiore o inferiore al tasso di sviluppo del fatturato moltiplicato per l’intensità del capitale6.

L’algoritmo matematico utilizzato dallo studioso è il seguente:

algoritmo matematico

Nel caso in cui, risulta che, il tasso di sviluppo del fatturato sia maggiore del tasso di autofinanziamento moltiplicato l’intensità di capitale, a livello di aggregato, vuol dire che il settore è prenditore di fondi.

Per contro, se il tasso di sviluppo del fatturato è minore o uguale al tasso di autofinanziamento moltiplicato l’intensità di capitale, a livello di aggregato, vuol dire che il settore è generatore di fondi.

Il rischio di default (PD) dipende dalla duplice situazione alternativa in cui si trova il settore.

Nel caso di prenditore di fondi il rischio di insolvenza dell’impresa è più elevato, mentre in caso di generatore di fondi il rischio di credito diminuisce.

Evidentemente, le conclusioni a cui perviene l’analista devono essere verificate con la specifica analisi della capacità di rimborso prospettica dell’impresa richiedente, ai fini del giudizio di rating qualitativo finale.

Certamente, l’appartenenza dell’azienda ad un settore ad alta intensità non è la stessa situazione di un’azienda concorrente operante in un settore a bassa intensità di capitale.

Tuttavia, l’analisi del settore è coadiuvante rispetto all’analisi della specifica impresa, per cui l’analista  dovrà esaminare senza meno la capacità di generazione dei fondi da parte della gestione dell’impresa affidata, per un corretto giudizio finale di rating.

ANALISI QUALITATIVA  DEL  MANAGEMENT

Sulla base del questionario predisposto sulla qualità del management, ad ogni risposta l’analista attribuisce come già sappiamo, un punteggio di scoring che viene trasformato al termine dell’analisi in rating finale sulla qualità del management.

La qualità di direzione aziendale viene rilevato, come già accennato, con l’impiego di un modello quantitativo di tipo economico-attuariale, ovvero con un modello qualitativo di tipo soggettivo.

A questo punto, l’analista è in grado di correggere ulteriormente il rating qualitativo (PD) dell’impresa già censita nella banca dati dell’istituto, tenendo del grado di rischio associato alla qualità di management utilizzata come modello di conduzione direzionale dell’impresa.

Risulta scientificamente provato l’esistenza di una relazione diretta tra lo stile di direzione di un’impresa ed i risultati economici conseguiti (Tabella 2):

Confronti tra stili di direzione aziendale

 

IL PERCORSO DI CREAZIONE DI VALORE DELL’IMPRESA ECCELLENTE E VALORI DI RATING 

Il percorso di creazione di valore dell’impresa eccellente con rating di tipo (AA) si compone di tre fasi consecutive di eccellenza imprenditoriale riportate nella matrice 1.

La matrice di posizionamento dell’impresa eccellente nel percorso di creazione di valore, riporta la relazione tra performance aziendale di medio e lungo termine e la valutazione di rating associata a ciascuna fase del percorso di creazione del valore.

Le fasi di percorso dell’impresa eccellente verso la creazione di valore a favore degli stakeholders e degli shareholders sono tre di seguito riportate:

  • nel quadrante I) è posizionata l’impresa di grandi dimensioni che investe in R&S, nonché nelle innovazioni di prodotto e di processo, e in ultimo nel capitale intellettuale, al fine di attuare il salto In questa fase il rating bancario (BB) è modesto, in quanto l’azienda trovandosi in una fase di sviluppo del ciclo di vita dei prodotti, è in uno stato di scarsa liquidità dovuta agli ingenti investimenti in assets immateriali effettuati, per cui la capacità di rimborso è negativa;
  • nel quadrante II), si tiene conto di accadimenti che possono deteriorare la redditività attesa dell’impresa, come ad esempio il comportamento antisociale assunta dall’istituto (liability management) in operazioni finanziarie antietiche. In tale fase si ha purtroppo un peggioramento del rating qualitativo dell’impresa (BB-);
  • nel III)^ quadrante), l’impresa eccellente predispone un sistema di monitoraggio interno della liquidità di gestione reddituale, attuando il “cash management” real time, per il controllo della gestione finanziaria complessiva, in modo da garantire il rientro bancario attraverso il coordinamento dei flussi finanziari in entrata ed in uscita. In tale fase terminale del processo, il rating creditizio aumenta notevolmente (AA) per effetto della riduzione del rischio di default percepito dal finanziatore a titolo di credito.

Matrice 1

ARTICOLO CONTENUTO IN “SFC – Rivista di Strategia Finanza e Controllo”  N° 5 –

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  1. 1. A proposito dell’indagine preliminare basato sul rating di tipo qualitativo nella concessione del fido bancario, rispetto all’analisi quantitativa, si veda tra gli altri, nella dottrina italiana: C. BISONI, in (AA.VV. a cura di M. Onado),”Aspetti generali”, in “Analisi finanziaria per i fidi bancari”, op. cit., pag. 14 ss. L’autore nella parte introduttiva, parla di analisi dell’impostazione generale dell’azienda richiedente; V. CODA,”Il problema della valutazione della strategia”, in Economia & Management, n.1/1990. L’autore pone l’accento sul ruolo e sui limiti dell’analisi quantitativa, mettendo in risalto la prospettiva della funzionalità duratura dell’impresa rispetto alle analisi economico-finanziarie storiche. Nella dottrina estera, si veda, H.P. MINSKY,”Instabilità finanziaria e capacità di reazione delle banche americane”, Quaderno n. 16 Febbario 1979 dell’Associazione per lo Sviluppo degli studi di Banca e Borsa presso l’Università Cattolica del S. Cuore di Milano – Facoltà di Economia e Commercio.
  2. 2. Si veda, il contributo dell’indagine empirica condotta, da R. RUOZI – G. FORESTIERI,”I rapporti tra banca e impresa nella realtà italiana, analisi e proposte”, Confindustria, Comitato PMI, Roma, 1981. La ricerca empirica, condotta su un campione di 122 PMI industriali e di 34 banche, ha rilevato che, soltanto 2/3 degli istituti di credito richiedono informazioni di carattere qualitativo sulle imprese affidate, e solo 1/3 elementi di valutazione del settore. Evidentemente, l’analisi di settore rientra nei parametri quantitativi. Allo stato attuale, con l’entrata in vigore dei nuovi principi di Basilea, si auspica che, la totalità o quasi delle banche italiane effettuino preliminarmente le indagini qualitative comprese quelle settoriali.
  3. 3. Riguardo la teoria del ciclo di vita del prodotto, le fasi fanno riferimento al settore di appartenenza dell’impresa. Vi è all’uopo una vasta letteratura italiana e straniera. Nella dottrina italiana, abbiamo tra gli altri, P. MOTTURA, “Le condizioni di equilibrio finanziario della strategia d’impresa”, in Finanza. Produzione, Marketing. N. 3/1996, pag. 23 ss. Lo studioso mette in evidenza, nelle varie fasi del ciclo di vita, l’esistenza di relazioni peculiari tra il tasso di sviluppo sostenibile del fatturato conseguito dall’impresa, ed il grado di intensità del capitale investito.
  4. 4. Per misurare il grado di intensità del capitale investito di un settore, si fa ricorso all’indicatore: CI/V, cioè al rapporto Capitale investito (Attivo patrimoniale del bilancio riclassificato di settore) e fatturato aggregato di settore (Ricavi di vendita del conto economico riclassificato). Per il settore cartario ad esempio, l’intensità del capitale (CI/V) è stato pari in media ad 1,5 nel 2006, cioè per ottenere 1 unità di fatturato occorre investire 1,5 unità di capitale. Invece, il settore metallurgico presenta, nel 2006, un grado di intensità del capitale inferiore all’unità (CI/V = 0,78). Il primo settore può essere definito, sotto tale aspetto, di tipo “cash absorber” cioè prenditore di fondi, mentre il secondo settore è di tipo “cash generator” ossia generatore di fondi.
  5. 5. cfr. A. Gervasoni – F. Sattin,” Ventur capital – Private Equity”, Guerini e Associati, 2000.
    Soltanto le banche di credito ordinario che operano nel segmento del ventur capital o del private equity sono disposte a finanziare aziende start up o nuove iniziative emergenti allo stato embrionale, a condizione però  che il progetto imprenditoriale sia valido nel suo complesso: validità business idea, validità del management, validità del prodotto e dell’organizzazione, validità della struttura, ecc.
    Tuttavia, riteniamo che nelle primissime fasi di avvio e di sperimentazione del prodotto le necessità finanziarie vengano comunque soddisfatte totalmente con capitale proprio.
    Il ricorso al capitale di debito sarebbe in tal caso incoerente, specie se il settore in cui opera l’impresa presenta un rating creditizio modesto dovuto alla presenza di mutevolezza ed instabilità ciclica. Nella fase di primo sviluppo, il ricorso al debito bancario si rende invece  necessario per integrare l’insufficienza dell’autofinanziamento, e per evitare di precludere la crescita accelerata.
  6. 6. Questa formulazione del problema è di P. MOTTURA,”Condizioni di equilibrio finanziario”, op. cit., pag. 16 ss.