IL RENDICONTO FINANZIARIO: FUNZIONE, RAPPRESENTAZIONE E ANALISI CRITICA

7 febbraio 2015

rendiconto_finanziario

Illustrazione della metodologia di costruzione, dei modelli di rappresentazione e del significato economico finanziario.

INTRODUZIONE

Il principio di competenza applicato al bilancio in base al quale un costo o un ricavo è tale  non necessariamente perché abbiamo pagato o incassato una determinata somma di denaro, ha sempre creato dei problemi oltre che una certa diffidenza ai non addetti ai lavori, ( e in alcuni casi anche agli esperti..) a tal punto da, estremizzando, ritenere il dato contabile non “perfettamente veritiero” o meglio ancora “non utile”. 

Le operazioni di gestione, come noto, producono effetti sia economici (costi e ricavi) sia finanziari (nascita ed estinzione di crediti e di debiti; entrate ed uscite monetarie).

Gli effetti economici della gestione sono sintetizzati nel Conto economico che esplicita , attraverso la differenza fra costi e ricavi da cui emerge l’utile di esercizio, l’incremento (decremento) che il patrimonio netto ha avuto per effetto della gestione.

Non è dato conoscere invece, leggendo il bilancio, le disponibilità finanziarie originatesi durante l’anno e il loro impiego (flussi finanziari). Lo stato patrimoniale non mostra chiaramente le variazioni avvenute nella raccolta e nell’impiego delle risorse finanziarie e le cause che hanno determinato tali variazioni.

Variazione delle disponibilità liquide

I principi contabili internazionali, il cui obiettivo principale è di fornire informazioni utili agli investitori per prendere decisioni,  riconoscono tali limiti e impongono ai redattori di bilancio la predisposizione del rendiconto finanziario, ovvero di quel documento idoneo a rappresentare la dinamica finanziaria di un’azienda

I rendiconti finanziari servono ad illustrare la dinamica finanziaria dell’azienda evidenziando l’andamento nel tempo degli impieghi (investimenti) e delle fonti utilizzate (patrimonio netto, debiti) per la loro copertura,  consentendo una valutazione critica della politica finanziaria adottata.

Il prospetto fonti e impieghi è di facile intuizione, prevedendo due parti contrapposte, costruite tramite il confronto (variazioni) delle voci relative agli stati patrimoniale degli ultimi due anni (anno appena concluso e anno precedente).

A sinistra posizioniamo le fonti di liquidità (entrate monetarie), a destra gli impieghi di liquidità (uscite monetarie). Qualsiasi movimentazione che genera un’entrata di liquidità in azienda è inserita come fonte (+); qualsiasi movimentazione che genera un’uscita di liquidità in azienda è inserita come impiego (‐). Pertanto, le variazioni negative di attività e variazioni positive delle passività sono incluse come fonti (+), in quanto determinano un aumento delle risorse monetarie dell’azienda.

Per esempio, la vendita di un immobile (diminuzione di attività) implica un introito monetario conseguente alla sua dismissione; l’ottenimento di un nuovo prestito (aumento di passività) comporta allo stesso modo un introito monetario che può essere utilizzato dall’azienda per le proprie attività.

Fonti e impeghi di liquidità

LA NORMATIVA CONTABILE NAZIONALE E INTERNAZIONALE.

Il rendiconto finanziario trova disciplina sia nell’ambito dei principi contabili internazionali (IAS 7) che in quello nazionale (OIC 12). La normativa nazionale ha recentemente avviato una discussione su un nuovo principio, OIC 10,  interamente dedicato al rendiconto finanziario. Tale principio, ancora in bozza di discussione, se emanato, allineerà i due sistemi contabili, eliminando le principiali differenze attualmente esistenti.

Occorre tuttavia ricordare che nella normativa italiana il rendiconto finanziario non è al momento  obbligatorio, mentre in quello internazionale è parte integrante del bilancio d’esercizio. Il nuovo OIC 10 non prevede alcun cambiamento a tal proposito, raccomandando la redazione del rendiconto finanziario tenuto conto della sua rilevanza informativa.

l punto di partenza per la redazione di tale documento è la scelta della risorsa finanziaria/monetaria di cui si vuole studiare la dinamica. La prassi economico aziendale ha individuato alcune risorse la cui analisi è rilevante per l’impresa:

  • Liquidità nette – [cassa + c/c attivi + titoli a breve (BOT) – c/c passivi]
  • Disponibilità liquide – [cassa + c/c attivi + titoli a breve (BOT)]
  • Capitale circolante netto – [attivo a breve – passivo a breve]
  • Posizione finanziaria netta – [-deb. fin. + cassa + c/c attivi + titoli negoziabili + crediti finanziari]

Tra queste trovano significativa diffusione soprattutto la 1, 2 e la 4 per l’importanza informativa che riveste la risorsa in oggetto per il sistema bancario e, nello specifico, per la concessione di finanziamenti.

Il modello basato sui flussi del capitale circolante netto,  pur avendo una minore diffusione, mantiene una rilevante importanza in quanto mette in evidenza  la capacità dell’azienda nel breve termine di generare liquidità o attività liquidabili e quindi comprendere le ripercussioni che gli andamenti economici della gestione hanno avuto sulla situazione finanziaria dell’azienda.

Fra le varie risorse, tuttavia, quella che appare cruciale per la solvibilità nel breve termine è sicuramente la «cassa». Essa, con le sue variazioni, riflette immediatamente i movimenti di moneta contante che si verificano nell’impresa.

In  questo senso, si esprime anche lo IASB. Nello IAS n.7 si afferma, infatti, che: «Per quanto le imprese possano differire nella loro gestione caratteristica, esse hanno bisogno di disponibilità liquide sostanzialmente per gli stessi motivi. Esse hanno bisogno di disponibilità liquide per condurre le loro operazioni, per onorare i loro impegni e per produrre utili per gli investitori». Parole pesanti, quelle dello IASB, il quale è  convinto che ogni investitore, per prendere decisioni economiche razionali e convenienti, deve conoscere la «capacità di un’impresa di produrre disponibilità liquide o equivalenti e i tempi ed il grado di certezza della loro generazione».

A ben vedere, lo IASB altro non fa che formalizzare in un principio contabile quello che, da tempo, gli operatori economici pensano e fanno. Al grido di «cash is king», infatti, investitori istituzionali, banche d’affari, analisti finanziari giudicano le imprese valutando soprattutto la loro capacità di generare flussi di cassa positivi.

E’ in questo quadro che diventa cruciale mettere a punto criteri e strumenti per una lettura «cash flow based» delle operazioni di gestione svolte dall’impresa.  In concreto, i problemi da affrontare sono due:

  • definire un modello chiaro e rigoroso di rendiconto finanziario;
  • elaborare criteri e strumenti per interpretare i dati che emergono dal rendiconto

Di seguito si cercherà di rispondere ad entrambi i quesiti, facendosi aiutare anche dai principi contabili internazionali con particolare riferimento  al modello espositivo.

La linea di demarcazione fra i due aspetti è molto labile, in quanto mettere a punto la struttura del modello presuppone esplicitare le finalità conoscitive perseguite, il che, di fatto, comporta l’esplicazione anche delle logiche interpretative.

IL MODELLO DI RIFERIMENTO DEL “CASH FLOW BASED”

Oggetto del rendiconto in base allo  IAS 7 sono le disponibilità liquide e mezzi equivalenti, ovvero la cassa, i depositi a vista e le disponibilità liquide equivalenti, che coincidono con gli investimenti finanziari a breve termine e ad alta liquidità (solitamente con scadenza inferiore ai 3 mesi dalla data in cui sono sorti).

Gli investimenti azionari sono generalmente esclusi dalla definizione di cash equivalents a meno che non si tratti di strumenti equivalenti, di fatto, a disponibilità liquide (azioni privilegiate vicino alla scadenza).

Il rendiconto finanziario deve presentare i flussi di cassa classificandoli tra attività operativa, di investimento e finanziaria.

Flussi di cassa

Attività Operativa: rappresenta la principale attività generatrice di ricavi dell’impresa e le altre attività di gestione che non sono di investimento o finanziarie. L’ammontare dei flussi finanziari derivanti dall’attività operativa è un indicatore chiave della misura in cui l’attività dell’impresa ha generato flussi finanziari sufficienti a rimborsare prestiti, a mantenere la capacità operativa dell’impresa, a pagare i dividendi e a effettuare nuovi investimenti finanziari senza ricorrere a fonti di finanziamento esterne all’impresa.

Attività di investimento: comprende l’acquisto e la cessione di attività immobilizzate e gli altri investimenti finanziari non rientranti nelle disponibilità liquide equivalenti. L’informazione distinta relativa ai flussi finanziari derivanti dall’attività di investimento è importante perché tali flussi finanziari rappresentano la misura in cui i costi sono stati sostenuti per acquisire risorse destinate a produrre futuri proventi e flussi finanziari.

Attività finanziaria: rappresenta l’attività che comporta la modificazione della dimensione e della composizione del capitale netto e dei finanziamenti ottenuti dall’impresa. L’indicazione distinta dei flussi finanziari derivanti dall’attività finanziaria è importante perché essa è utile nella previsione di richieste sui futuri flussi finanziari da parte di chi fornisce i capitali all’impresa.

I principi internazionali inoltre richiedono che:

  • i flussi finanziari in valuta estera derivanti da operazioni in valuta estera devono essere iscritti nella moneta funzionale del l’entità, applicando all’ammontare in valuta estera il cambio tra la valuta funzionale e la valuta estera del giorno in cui avviene il flusso finanziario. I flussi finanziari di una controllata estera devono essere convertiti al cambio tra la moneta di conto e la valuta funzionale del giorno in cui avvengono i flussi finanziari.
  • i flussi finanziari derivanti dall’incasso e dal pagamento di interessi e dividendi devono essere indicati distintamente. Ciascuno deve essere classificato in modo coerente da esercizio a esercizio facendolo rientrare – a seconda del caso – nell’attività operativa, di investimento o finanziaria.
  • i flussi finanziari correlati alle imposte sul reddito devono essere indicati distintamente e devono essere classificati come flussi finanziari dell’attività operativa a meno che essi possano essere specificatamente identificati con l’attività finanziaria e di investimento.

L’ATTIVITÀ OPERATIVA

Da dove cominciare la ricerca degli afflussi e deflussi di liquidità? La risposta è semplice. Guardando alle aree di gestione è di assoluta evidenza che quella operativa occupa un ruolo centrale. Essa è infatti il vero e proprio «motore» dell’impresa. In particolare, l’attenzione si deve concentrare sull’ambito «corrente» della gestione operativa. Qui, si raccolgono le quotidiane attività di acquisto dei fattori di consumo, di loro trasformazione per l’ottenimento dei prodotti e, infine, di vendita dei prodotti ottenuti. Queste attività generano costantemente uscite ed entrate monetarie. Per valutare le condizioni di equilibrio finanziario della gestione è indispensabile misurare il flusso di cassa operativo corrente, ossia comprendere se le attività che animano il «ciclo operativo» determinano, nel loro complesso, un avanzo di cassa o un fabbisogno monetario.

Infatti, come sul piano economico è alla gestione operativa corrente che spetta produrre reddito, così sul piano finanziario è da questo ambito di gestione che devono provenire le disponibilità di mezzi monetari da impiegare per far fronte ai diversi impegni di pagamento suscitati dalle altre attività della gestione aziendale, ovvero, a titolo d’esempio, l’acquisto di nuovi impianti, il rimborso dei debiti finanziari, la corresponsione di dividendi.

L’attività operativa può essere calcolato con il metodo diretto (poco usato nei bilanci, molto efficace) o  con  quello indiretto (molto usato, meno efficace).

Mettendo a confronto le due metodologie, evidenzia in modo visivo le principali differenze tra le due metodologie.

Metodologie a confronto

IL METODO DIRETTO

 Il metodo diretto è quello più semplice da un punto di vista concettuale oltre che più efficace da un punto di vista espositivo.  I principi contabili internazionali raccomandano l’utilizzo del metodo diretto poiché come si legge nello stesso principio «fornisce informazioni che possono essere utili nella stima dei futuri flussi finanziari che non sono disponibili con il metodo indiretto. 

Nel dettaglio occorre individuare le entrate monetarie derivanti dagli incassi dei clienti e le uscite monetarie derivanti dal pagamento dei fornitori e dei dipendenti.  Un esempio di procedimento diretto è  il seguente:

RICAVI MONETARI GESTIONE CORRENTE (A)
Incassi da clienti per vendite
Iva su vendite
Interessi bancari attivi
COSTI MONETARI GESTIONE CORRENTE (B)
Acquisti merci e servizi
Iva su Acquisti
Spese lavoro subordinato
Oneri finanziari pagati
Imposte pagate
SALDO DI CASSA GESTIONE CORRENTE (A-B)  

Il metodo risulta poco usato come modello espositivo del bilancio, mentre risulta utilizzato per le analisi interne per i motivi suddetti. Ovviamente sarà necessario dotarsi di un sistema di contabilità gestionale che permetta di “battezzare” ogni movimento di banca in base alla natura del pagamento o dell’incasso

Per esempio si possono assegnare dei codici di destinazione ai movimenti contabili che coinvolgono conti di contabilità generale rilevanti per la determinazione del cash flow, come indicato nella tabella sottostante.

Categorie di entrata e uscita

Periodicamente sarà possibile selezionare o estrarre i movimenti contabili che coinvolgono i conti rilevanti per la determinazione del cash flow. La tabella sottostante riporta un esempio operativa di un azienda di produzione.

Movimenti contabili del conto 70701

I vantaggi operativi di tale modalità sono:

  • semplicità di ottenimento dei report
  • facilità di quadratura con la contabilità generale

Gli svantaggi sono:

  • Richiede un sistema di contabilità analitica collegato a quello generale
  • Il funzionamento è condizionato alla sistematicità di inserimento delle destinazioni
  • Aggravio delle attività di routine in fase di registrazione contabile

IL METODO INDIRETTO

Il metodo indiretto ricava il flusso della gestione corrente partendo dal risultato d’esercizio economico. Si tratta quindi di una riconciliazione tra il reddito economico, calcolato sulla base del principio di competenza e il flusso di cassa monetario generato dalla gestione corrente.

Prima di procedere alla descrizione della metodologia, occorre soffermarsi  sul concetto di margine operativo lordo ( MOL o EBITDA in base alla terminologia internazionale). Il MOL, inteso come risultato operativo prima degli ammortamenti e accantonamenti, ha un significato finanziario molto importante. Infatti, nell’ipotesi che i ricavi/costi commerciali  vengano liquidati in contanti, e che non vi siano scorte di magazzino, il MOL economico coincide  con il flusso di cassa della gestione operativa.

Il seguente esempio illustrerà meglio il suddetto concetto.

Margine Operativo

Il cash flow operativo, qualora i ricavi siano incassati immediatamente (+1000) e sia i fornitori per l’acquisto del materiale (-300) che i dipendenti (-300) siano  pagati a vista,  sarà a pari a 400 (1000-300-300) ovvero coincidente con  il valore del MOL (EBITDA).

A questo punto, il significato finanziario del MOL è di immediata evidenza. In quanto differenza fra ricavi e costi di derivazione numeraria, esso corrisponde al saldo monetario generato dalle operazioni di “acquisto-trasformazione-vendita”. Come tale, dunque, il MOL è espressione di sintesi del flusso di cassa generato dalla gestione «operativa corrente».

E’ inoltre agevole notare che al flusso di cassa corrente si sarebbe potuti pervenire non partendo «dall’alto» del Conto Economico, cioè dai ricavi delle vendite, ma muovendosi «dal basso», ossia sommando il MON di 300 con gli ammortamenti di 100. Infatti, se «MOL meno ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti» è uguale al MON, allora «MON più ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti» è pari al MOL. Dunque, la somma del risultato operativo e dei costi non aventi diretta derivazione monetaria, pur non essendo reale espressione di un flusso di cassa, misura la consistenza della moneta generata dal continuo alternarsi delle operazioni di acquisto dei fattori di consumo, di trasformazione di tali fattori in prodotti (beni e servizi), di vendita dei prodotti ottenuti.

E’questo un procedimento di calcolo «indiretto» che, però, produce il medesimo risultato del procedimento «diretto» basato sul confronto fra ricavi e costi di derivazione monetaria.

A ben vedere, però, il MOL esprime non tanto il flusso monetario effettivo quanto il flusso di moneta potenziale prodotto dalla gestione.  Potenziale nel senso di  quale sarebbe se tutte le negoziazioni avvenissero in contanti e non ci fossero scorte.

Nella misura in cui, esistono ricavi negoziati a credito, costi a pagamento differito e si procede alla costituzione di scorte le cose cambiano. Riprendiamo l’esempio visto precedentemente  e rimuoviamo l’ipotesi di scambi solo in contanti e di assenza di scorte di magazzino. Si supponga, invece, che, sempre al termine del primo esercizio di gestione, si abbiano:

  • Crediti verso clienti pari a 300;
  • Rimanenze finali di merci pari a 150;
  • Debiti verso fornitori pari a 100.

In presenza di crediti verso clienti per 300, i ricavi che si trasformano in entrate ammontano a 700, ossia 1000 di vendite meno 300 di crediti ancora da esigere. Per quanto riguarda le uscite, occorre considerare che, nel corso dell’esercizio, l’impresa ha proceduto ad acquistare più merce di quanta ne sia stata venduta. Sono, cioè, state acquistate scorte per 150, le quali hanno determinato un incremento di pari importo negli esborsi che salgono a 750. Tuttavia, non tutti gli acquisti sono stati pagati. In presenza di debiti verso fornitori per 100, le uscite effettive si riducono, dunque, a 650. Ne risulta un flusso di cassa netto pari a 50.  È questo il flusso monetario «reale» prodotto dalla gestione operativa corrente.

Esso differisce in modo rilevante dal flusso «potenziale» espresso dal MOL, il quale ammonta sempre a 400.

Flusso monetario reale

Gli elementi che fanno la differenza fra flusso potenziale e flusso reale sono gli investimenti in «crediti» e in «scorte di magazzino», al netto del finanziamento indiretto  accordato dai «fornitori». Questi elementi configurano il Capitale Circolante Netto Commerciale (CCNc).

In questo senso il CCNc, quale differenza fra attività e passività legate al ciclo operativo, non può che esprimere il fabbisogno finanziario netto generato dallo svolgimento del processo di «acquisto-trasformazione-vendita».

Ricorrendo ad una metafora idraulica, il MOL si segnala come il «rubinetto» dal quale sgorga la liquidità prodotta dal ciclo operativo. Il CCNc, di contro, si configura come una sorta di «spugna». Il liquido che esce dal rubinetto passa attraverso la«spugna» del CCNc: se la spugna «cresce», e quindi assorbe liquido, il flusso monetario reale che ne residua è ridotto rispetto a quello potenziale di partenza; viceversa, se la spugna «viene strizzata», il flusso monetario reale è accresciuto grazie al recupero del liquido immagazzinato nella spugna nel corso di precedenti esercizi.

Flusso di cassa operativo corrente effettivo

Il ruolo del MOL non esce sminuito da queste precisazioni, anzi. Esso assurge a riferimento indispensabile nell’analisi finanziaria della gestione. Il MOL, infatti, misura la «capacità di autofinanziamento» della gestione operativa. La sua carenza, o peggio la sua assenza, è inequivocabile segnale di gravi patologie aziendali. In questo senso, anche per evitare confusioni terminologiche, definiremo il MOL «autofinanziamento operativo», mentre chiameremo «flusso di cassa operativo corrente» (o «flusso corrente») tout court il valore ottenuto correggendo l’autofinanziamento con l’effetto esercitato dalla variazione del CCNc.

La combinazione «MOL- CCNc» aiuta a spiegare la gran parte del flusso di cassa operativo corrente.

Tuttavia, se vogliamo determinare correttamente il profilo monetario della gestione operativa corrente, occorre considerare con più attenzione i seguenti aspetti:

  • l’accantonamento a fondo trattamento fine rapporto;
  • gli accantonamenti a fondi rischi e oneri, con specifica attenzione al Fondo Svalutazione Crediti;
  • l’effetto delle imposte e dei Debiti Tributari.

TFR. Il MOL, nei calcoli proposti, è al netto dei costi riconducibili al fattore «lavoro»; quindi, è al netto anche del TFR, che del costo del lavoro, di fatto, è parte integrante. Così facendo, l’accantonamento a TFR viene considerato come un «costo monetario». Questa circostanza può non essere vera ai fini della determinazione del flusso di cassa reale. Occorre allora introdurre un «correttivo». Il correttivo consiste nell’aggiungere al MOL, integrato dalla variazione del CCNc, la variazione del fondo TFR intervenuta fra l’inizio e la fine dell’esercizio.

Flusso di cassa operativo corrente effettivo

L’effetto del TFR sul flusso di cassa operativo corrente poteva essere quantificato anche procedendo in modo diverso. Si poteva, infatti, aggiungere al MOL l’intera consistenza dell’accantonamento a TFR, considerando tale accantonamento alla stregua degli altri costi non monetari, come ad esempio l’ammortamento. Successivamente, il valore così ottenuto poteva essere corretto con l’ammontare dell’utilizzo del fondo, ammontare derivante dalla differenza fra accantonamento e variazione del fondo fra inizio e fine del periodo di riferimento dell’analisi.

Tuttavia, lasciare il MOL «al netto» dell’accantonamento TFR ha una precisa motivazione logica. Infatti, l’accantonamento a TFR si configura come un vero a proprio costo ad esborso monetario differito, correlato ad una posizione debitoria dell’impresa verso i dipendenti. Si tratta, in altre parole di «soldi di altri» (i dipendenti) momentaneamente lasciati a disposizione dell’impresa. L’accantonamento a TFR, dunque,rappresenta un valore ben diverso dall’ammortamento al quale può prima facie essere assimilato se ed in quanto non generi esborsi monetari. L’ammortamento, infatti, non si correla ad alcuna posizione debitoria dell’impresa; esso rappresenta risorse non «ipotecate» da futuri impegni finanziari nei confronti dei terzi. A fronte di esso, quindi, si realizza un trattenimento di risorse che restano nella piena disponibilità della gestione. Pertanto, mantenere il MOL al netto dell’accantonamento TFR e al lordo degli ammortamenti consente di configurare il MOL come espressione di un vero e proprio «autofinanziamento», ossia di risorse finanziarie prodotte autonomamente dall’impresa e non «ipotecate» da debiti verso nessuno.

FONDI RISCHI E SVALUTAZIONE CREDITI

Ai fini di una corretta determinazione del flusso di cassa operativo corrente, particolare attenzione deve essere riservata al trattamento degli accantonamenti per rischi ed oneri contabilizzati nel Conto Economico ed alla collocazione dei correlati fondi.

Tali costi non monetari devono essere sommati al MOL al fine di calcolare il valore dell’autofinanziamento delle gestione corrente. Di fatto, dunque, il valore dell’autofinanziamento lordo dal quale prendere le mosse nella sequenza di calcolo non è rappresentato dal MOL ma dalla somma:

Risultato operativo (MON) +
ammortamenti +  
svalutazioni di immobilizzazioni operative

IMPOSTE E DEBITI TRIBUTARI 

Il flusso di cassa operativo corrente può essere calcolato al lordo o al netto delle imposte. La determinazione del flusso di cassa al netto delle imposte mette bene in luce quelle che sono le disponibilità monetarie prodotte dal ciclo operativo su cui l’impresa può effettivamente contare per affrontare i fabbisogni finanziari suscitati dalle altre operazioni di gestione quali: sviluppare le proprie immobilizzazioni tecniche, acquistare partecipazioni in altre imprese, pagare interessi passivi e rimborsare i debiti contratti, corrispondere dividendi agli azionisti.

Indubbiamente, individuare le imposte relative ai soli risultati del ciclo operativo è assai difficile. Tuttavia, poiché la maggior parte del reddito nasce proprio dal ciclo operativo, è plausibile attribuire tutte le imposte all’ambito corrente della gestione operativa. Il principio contabile internazionale attesta che “ Le imposte sul reddito derivano da operazioni che danno origine a flussi finanziari classificati nell’attività operativa, di investimento o finanziaria nel rendiconto finanziario. Mentre gli oneri fiscali possono essere facilmente identificabili con l’attività di investimento o finanziaria, i relativi flussi finanziari sono spesso difficilmente identificabili e possono manifestarsi in un esercizio differente dai flussi finanziari dell’operazione sottostante. Per questo motivo, le imposte corrisposte sono solitamente classificate come flussi finanziari dell’attività operativa.

In alternativa, qualora la componente finanziaria sia rilevante, è possibile seguire un approccio alternativo ammesso dalla dottrina vigente.

Un esempio aiuterà a capire il concetto.  Si supponga la seguente situazione:

  • MON: 300
  • ammortamenti e svalutazioni: (100)
  • oneri finanziari: (50)
  • reddito netto ante-imposte: 250
  • imposte (aliquota del 50%): (125)
  • reddito al netto delle imposte: 125

Volendo ottenere il flusso di cassa operativo corrente al netto delle imposte, occorre considerare il «risparmio fiscale» consentito dagli oneri finanziari. Infatti, le imposte gravanti sul reddito operativo ammonterebbero, senza gli oneri finanziari, a 150, ossia il 50% del MON. L’importo delle imposte da inserire nella sequenza di calcolo del flusso di cassa, pertanto, dovrà essere di 150, ossia 125 (le imposte dell’esercizio) più i risparmi di imposta dovuti agli oneri finanziari pari al 50% di 50[3]

Tale metodologia segue la logica unlevered, ovvero quelle metodologia che impiegano i flussi di cassa al lordo degli oneri finanziari. La scelta unlevered ha il pregio di consentire misurazioni che prescindono dagli effetti esercitati sulla redditività dalla struttura finanziaria dell’impresa e, quindi, dal rapporto di indebitamento. L’attenzione è tutta concentrata sui risultati operativi. Si rendono così comparabili imprese con strutture finanziarie diverse o la stessa impresa in vari momenti temporali connotati da un differente grado di indebitamento.

Alla luce di quanto detto, il flusso di cassa operativo si otterrà in questo modo:

Flusso di cassa operativo

I vantaggi del metodo indiretto sono:

  • Una volta predisposti lo Stato Patrimoniale ed il Conto Economico riclassificati, il calcolo del flusso corrente è pressoché immediato e non necessità di implementazioni di sistemi di contabilità analitica ad hoc. Viceversa, volendo seguire il procedimento diretto, i passaggi da compiere sono più numerosi e laboriosi e richiedono la redazione di un apposito foglio di lavoro
  • Il flusso di cassa operativo ottenuto per via indiretta consente di apprezzare   separatamente l’influsso esercitato sui risultati monetari dell’impresa da tre grandezze, ovvero l’autofinanziamento, le imposte, e il CCN.

In conclusione, il rendiconto del flusso di cassa per via indiretta  realizza una scomposizione monetaria del ciclo operativo che mette in risalto i «driver» del flusso di cassa, ossia le leve agendo sulle quali è possibile massimizzare la produzione monetaria della gestione.

Flusso di cassa operativo corrente

Allo stesso tempo, il metodo diretto ha il vantaggio di fornire informazioni sulle principali categorie di incassi e di pagamento lordi che quello indiretto non garantisce.

L’ATTIVITÀ D’INVESTIMENTO

Dopo aver determinato i movimenti monetari dovuti alla gestione operativa corrente, si passa, cioè, a considerare i movimenti di moneta derivanti dalla gestione operativa «strutturale.

Un macchinario operativo, un brevetto, un impianto produttivo sono poste ‘operative’ ma ‘non correnti’. Esse fanno parte del capitale investito netto operativo (C.I.N.O.) dell’azienda, ma non del capitale circolante netto commerciale (CCC).

 

Investimenti in immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie costituiscono un aumento di attività e quindi ‘impieghi’, per cui originano flussi di cassa in uscita.

I disinvestimenti in immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie costituiscono una diminuzione di attività e quindi ‘fonti’, per cui determinano flussi di cassa in entrata per l’azienda.

La somma dei flussi relativi alla

  • gestione investimenti e disinvestimenti operativi e
  • al  flusso di cassa della gestione corrente precedentemente esaminato, determina
  • il flusso di cassa della gestione operativa (FCFO).

 Occorre precisare che ci riferiamo sempre a flussi disinvestimenti e disinvestimenti “netti”, quindi il valore di flusso deve prescindere dall’eventuale componente di ammortamento.

Il flusso descritto nella figura sottostante sintetizza quanto detto precedentemente.

Somma dei flussi

Il flusso di cassa della gestione operativa (FCFO) rappresenta l’ammontare di risorse monetarie disponibili per il pagamento dei creditori finanziari terzi (es. banche) e degli azionisti. È altresì definito flusso di cassa ‘unlevered’, in quanto non ancora ‘depurato’ dalle movimentazioni di cassa afferenti alle passività finanziarie (debiti e interessi), oltre che a quelle relative al capitale netto.

L’ATTIVITÀ FINANZIARIA

Abbiamo affermato che il FCFO rappresenta il flusso disponibile per il pagamento dei creditori finanziari terzi quali banche e degli azionisti. Poiché le banche hanno priorità di rimborso dei crediti rispetto agli azionisti, le risorse disponibili tramite il FCFO devono essere in primo luogo destinate ai finanziatori terzi.

Per questo motivo, sottraendo dal flusso di cassa della gestione operativa, le voci concernenti le variazioni di passività finanziarie, oneri/proventi finanziari (ed annessi effetti fiscali) si ottiene il flusso di cassa disponibile a disposizione dell’equity (FCFE).

 Il flusso logico matematico da seguire è indicato nella figura di seguito riportata.

Levered free cash flow

Come procedere in termini pratici?

Dal FCFO:

‐ si sottraggono le diminuzioni di passività finanziarie a stato patrimoniale (impieghi), scaturenti ad esempio dal rimborso della quota capitale di un mutuo o dalla diminuzione dell’importo di scoperto di conto corrente bancario; e si sommano gli aumenti di passività finanziarie (fonti), scaturenti ad esempio dall’accensione di un nuovo mutuo o dall’emissione di un prestito obbligazionario. Una precisazione è importante: se invece di un’analisi a consuntivo si sta effettuando un’analisi preventiva (per esempio per la valutazione dei flussi di cassa futuri di un’azienda), occorrerà ovviamente condurre una stima della variazione programmata dell’indebitamento, giacché non è possibile riferirsi a dati certi di consuntivo, ma occorre realizzare una programmazione dell’andamento futuro dei debiti finanziari rispetto al capitale netto. Discorso similare vale ovviamente per le voci che analizziamo qui di seguito per arrivare al FCFE, in caso di valutazione prospettica.

‐ si sottraggono gli oneri finanziari a conto economico concernenti il pagamento degli interessi passivi su mutui o sullo scoperto di conto corrente bancario o voci simili; si sommano gli interessi attivi di tipo finanziario di conto economico, quali proventi, dividendi incassati.    

IL FLUSSO DI CASSA COMPLESSIVO

Poiché il FCFE rappresenta il flusso residuale a disposizione delle poste dell’equity, è possibile a

questo punto sommare algebricamente tutte le movimentazioni di cassa relative alla componente ‘capitale netto’, quali aumento di capitale sociale a pagamento (fonte, +), distribuzione di dividendi agli azionisti (impiego, ‐), pervenendo al flusso di cassa complessivo di gestione o saldo monetario di periodo.

Variazione cassa e liquidità

In sintesi, lo schema del rendiconto finanziario globale è il seguente: 

Flusso di cassa complessivo

CASE STUDY: ESEMPIO COSTRUZIONE DI UN RENDICONTO FINANZIARIO CON IL METODO DIRETTO E INDIRETTO

Al fine di comprendere meglio le tecniche operative di costruzione di un rendiconto finanziario, si riporta il seguente caso pratico.

I dati di conto economico e di stato patrimoniale sono indicati nelle tabelle di seguito riportate.

Rendiconto Finanziario tab 1

Rendiconto Finanziario tab 2

Sulla base dei dati di bilancio riportati, occorre illustrare la dinamica finanziaria dell’azienda che ha assorbito cassa per 85 ml, variazione della cassa rispetto all’anno precedente, pur in presenza di un utile d’esercizio pari al 12% del fatturato.

METODO DIRETTO

Come detto precedentemente, il metodo diretto può avvalersi di una contabilità analitica costruita ad hoc, oppure essere ricavato dai dati contabili, sulla base di alcune assunzioni o semplificazioni.

La tabella seguente mostra il rendiconto finanziario calcolato con il metodo diretto sulla base delle informazioni contabili deducibili dal bilancio.

 A fronte di un fatturato di 250 ml, i crediti sono aumentati soltanto di 150 ml , da cui è possibile dedurre un incasso di 100 ml  per differenza (250-150). Dalla nota integrativa si deduce che i costi commerciali, variabili e generali,  pari a 90 ml, sono registrati come debito verso fornitori, la cui variazione verso il precedente anno è pari a 10 ml.  Di conseguenza il pagamento dei fornitori è pari a 80 ml  ( +90-10).

Rendiconto Finanziario metodo diretto

Il cash flow corrente, pari a +20 ml  è depurato dall’effetto imposte pagate ( -10 ml)  totalmente imputato alla gestione corrente per semplicità. Le imposte pagate sono state calcolate sommando alla variazione dei debiti tributari l’accantonamento di conto economico (+14 ml-4 ml).

Dopo aver calcolato il flusso della gestione operativa, pari a +10 ml, occorre calcolare il flusso di cassa inerente l’area investimenti e quello finanziario.

Il calcolo degli investimenti può essere dedotto  sommando alla variazione nette delle Immobilizzazioni materiali ed immateriali il valore dell’ammortamento. In questo caso l’assunzione è che non ci siano stati disinvestimenti, ovvero il risultato deve essere inteso come variazione netta degli Investimenti/disinvestimenti durante l’anno.

Nel dettaglio, il calcolo effettuato è stato il seguente:

Immobilizzazioni nette iniziale: 220 ml +

Ammortamento del periodo: (20) +

Investimenti/disinvestimenti: X =

Immobilizzazioni nette iniziale: 250 ml

La X in questo caso è pari a 50 ml, ovvero gli investimenti pagati dalla società nel 2011, nell’ipotesi che le altre voci di debito non si riferiscano all’area investimenti.

Alcune aziende tracciano nel proprio sistema contabile i debiti per investimenti, la cui variazione dovrebbe compensare quella degli investimenti lordi al fine di ottenere l’effetto cassa netto, come richiesto dai principi contabili internazionali.

 Nel nostro caso, qualora la voce debiti vs fornitori si riferisse soltanto all’area investimenti, allora la variazione di 50 ml  sarebbe parzialmente compensata dall’aumento di debito di 10 ml e quindi con un effetto cassa netto pari a 40 ml, ovvero gli investimenti effettivamente pagati nel periodo contabile considerato.

Infine occorre calcolare il flusso di cassa inerente l’area finanziaria, ovvero in questo caso:

  • Rimborso del prestito di 40ml pari alla  variazione del debito a m/l lungo termine verso banche (in base alle informazioni deducibili dalla nota integrativa)
  • Il pagamento di 5 ml di interessi passivi, in quanto a fronte di interessi passivi accantonati a conto economico per 25 ml, l’aumento del debito (classificato come debito a breve) è stato solo di 20 ml.

In conclusione, a fronte di 10 ml generati dall’area operativa, la società ha assorbito cassa per 50 ml per investimenti e per 45 ml per  rimborsare/onorare prestiti bancari, chiudendo con uno scoperto di 85 ml

METODO INDIRETTO

Il metodo indiretto permette di calcolare il flusso di cassa operativo partendo dal risultato d’esercizio o in alternativa  dal MON. Nel nostro esempio il punto di partenza è il risultato prima delle imposte al fine di seguire una metodologia rappresentativa suggerita dallo IAS 7.

Il rendiconto con il metodo indiretto è rappresentato in tabella 4.  Ovviamente l’unica differenza rispetto al metodo diretto è la modalità di calcolo dell’area operativa, mentre quella degli investimenti e quella finanziaria sono assolutamente uguali sia nell’esposizione che nella metodologia di calcolo.  

Rendiconto Finanziario metodo indiretto

Anzitutto si parte dall’utile ante imposte fino ad arrivare al MOL (EBITDA) al fine di calcolare il flusso di cassa potenziale dell’azienda al lordo della variazione del CCN e dell’area  tributaria.

Il flusso di cassa ottenuto, pari a 100 ml,  è parzialmente assorbito dalla variazione negativa del CCN, in quanto a fronte di un aumento dei crediti pari a 150 ml ( + crediti, – cassa) non vi è stato un pari aumento dei debiti, pari a +10 ml,  ( + debiti, + cassa) o una pari diminuzione  del magazzino, pari a +60 ml (-magazzino, + cassa).

Le imposte sono state totalmente attribuite all’area operativa per semplicità. In alternativa, si potrebbe calcolare l’effetto imposte inerente la parte operativa corrente, pari a 22 ml  (70ml@31.5%=22ml) e il risparmio generato dall’area finanziaria  pari a 8 ml ( 25ml @ 31.5%= 8 ml). Di conseguenza, una modalità espositiva alternativa, potrebbe attribuire un effetto imposte pari a 18 ml (22 ml -4 ml =18 ml) [1] all’area operativa, parzialmente compensato da un “credito d’imposta” pari a 8 ml generato dagli oneri finanziari. Tale metodologia, pur non rappresentando gli effettivi flussi di cassa, permette di evidenziare e quindi di valutare meglio il singolo contributo delle aree alla generazione del flusso di cassa totale.

A prescindere dalla metodologia utilizzata (diretta o indiretta), è opportuno segnalare che i risultati delle 3 aree (operativa, investimenti. Finanziaria) devono coincidere.

ANALISI PER INDICI

Un’adeguata strutturazione del rendiconto è la premessa per una sua approfondita interpretazione. Già l’esame dei «margini monetari», considerati nelle quantità elementari che concorrono a determinarli (ad esempio, il flusso di cassa corrente articolato in autofinanziamento, variazione del circolante…) e visti nella loro sequenza, contribuisce in modo rilevante a fornire spunti di valutazione sulla presenza o meno di condizioni di equilibrio finanziario della gestione.

Ulteriori e significativi elementi di giudizio potranno, poi, essere ottenuti costruendo con i dati del rendiconto, opportunamente integrati anche con altre grandezze, specifici indicatori di cash flow.

Gli indicatori costruiti con dati di cash flow, oltre ad esprimere misure essenziali per la comprensione della dinamica finanziaria della gestione, presentano, rispetto ai tradizionali indicatori costruiti sulla base delle di quantità economiche (risultato operativo, reddito netto, ecc.), un grado decisamente maggiore di oggettività.

Ed infatti gli analisti anglosassoni hanno sempre mostrato più attenzione alle misure di liquidità, forti del motto che: «gli utili sono il risultato dell’opinione di qualcuno (colui che redige il bilancio) mentre la liquidità rimane un fatto. Significativo,in proposito, un articolo del quotidiano economico nazionale più diffuso che titolava: «Per valutare un’azione occhio al cash flow».

L’articolo affrontava il tema degli indicatori per la valutazione dei titoli, ponendo l’accento sul diffusissimo price/earning. Di questo indice si mettevano in luce il valore segnaletico, ma anche i limiti informativi, sottolineando che, se il price ha una sua oggettività, in quanto determinato dal mercato, l’earning risulta soggetto alle politiche di bilancio orchestrate dagli amministratori. Proprio per superare questo limite, il consiglio era quello di orientarsi verso indicatori del tipo price/cash flow, dal momento che «il cash flow esprime il reale flusso di cassa che l’azienda ha saputo generare prima che politiche di bilancio possano essere intervenute per determinare l’utile netto da distribuire»

Il primo indicatore utilizzabile misura il grado di monetizzazione dei ricavi e viene determinato dalla seguente formula:

Grado di monetizzazione dei ricavi

Tale indice misura le risorse monetarie prodotte dalla gestione caratteristica per ogni euro di fatturato. L’importanza dell’indicatore è immediata in quanto se la gestione caratteristica drena risorse, magari in modo crescente nel tempo, l’azienda dovrà fare ricorso a risorse esterne per sopperire a tale assorbimento. Inoltre, occorre monitorare tale rapporto anche nei periodi di forte espansione o contrazione del fatturato al fine di verificare che tali fenomeni non alterino l’equilibrio finanziario. Infatti, a fronte di un forte incremento del fatturato non è detto che il suddetto indicatore presenti valori positivi e crescenti soprattutto se l’incremento del fatturato è stato trainato dall’aumento della dilazione media concessa ai clienti. In tale circostanza, infatti, all’aumento dell’efficienza economica non si contrappone un contemporaneo aumento di quella finanziaria che invece tende a peggiorare per effetto della maggiore dilazione concessa ai clienti. Occorre pertanto valutare lo sviluppo delle aziende analizzando la dinamica del fatturato in modo complementare al grado di monetizzazione dei ricavi. L’obiettivo deve essere quello di mantenere un certo grado di equilibrio tra la dinamica economica e quella finanziaria.

Nel nostro esempio, l’azienda pur vantando una buona redditività (ROS del 12%), evidenzia una tensione di liquidità in quanto solo il 2% dei ricavi si trasforma in cassa disponibile per gli investimenti e il rimborso dei finanziamenti. La causa è l’eccessiva dilazione dei giorni di incasso dei clienti (306 gg media incasso) non compensato adeguatamente dai giorni di pagamento dei fornitori  (circa 283 gg in media). In sostanza l’azienda sta finanziando i propri clienti con il flusso di cassa reddituale generato nel periodo, mentre è stata costretta ad indebitarsi per finanziari i propri investimenti produttivi. 

Tale conclusione è supportata dall’utilizzo di altri due indici

Indebitamento finanziario

Tale indice indica, a parità di condizioni, il numero di anni necessario per ripagare l’indebitamento, prescindendo dalla gestione del circolante. Nel nostro caso il prestito di 150 potrebbe essere rimborsato in  anno e mezzo (20 mesi se includiamo gli interessi), in quanto il MOL è pari a 100.  Allo stesso tempo però, l’indice

Indebitamento finanziario

che evidenzia, a parità di altre condizioni, il numero di anni necessario per ripagare l’indebitamento, conferma che, a causa di una cattiva gestione del circolante, occorreranno 7.5 anni per rimborsare il prestito di 150.   

Infine si presenta un ultimo indicatore finalizzato a misurare il rendimento finanziario.

Rendimento finanziario

Tale indice permette di valutare il ritorno finanziario della gestione e, pertanto, misura l’efficienza finanziaria della stessa. In altre parole, tale indicatore analizza la capacità della gestione caratteristica di impiegare il capitale investito in modo finanziariamente efficiente.

 L’1% del caso in oggetto conferma quanto detto in precedenza.

In conclusione, anche l’analisi sulla dinamica finanziaria assume particolare importanza nei momenti di crisi economica in quanto occorre porre maggiore attenzione alla dinamica della gestione aziendale. In particolare, un costante monitoraggio della dinamica finanziaria consente repentini interventi finalizzati a recuperare situazioni pericolose che possono mettere in difficoltà le aziende.

L’assenza di controlli periodici sullo stato di salute delle imprese, invece, rischia di mettere le aziende nelle condizioni di adottare decisioni affrettate per recuperare situazioni di difficoltà emerse improvvisamente a causa della mancanza di attività di controllo.

Bibliografia

Il flusso di cassa della gestione operativa corrente, (lezione di analisi di bilancio), di F. Ciaponi, Università degli studi dell’Aquila

Il rendiconto Finanziario, a cura del professore N. Castellano, Università di Macerata

La dinamica finanziaria d’impresa, il rendiconto finanziario a cura di E. Teti, SDA Bocconi Milano

L’analisi per flussi ed il rendiconto finanziario, a cura dello studio professionale Sarnelli 

 

ARTICOLO CONTENUTO IN “SFC – Rivista di Strategia Finanza e Controllo”  N° 4 –

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