IL RUOLO DEL’ANALISI CREDITIZIA NELL’AFFIDAMENTO DELL’AZIENDA

9 novembre 2015

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Nell’attuale contesto economico ancora caratterizzato da grande incertezza, con la necessità di  gestire con la massima attenzione le potenziali criticità nelle relazioni commerciali è importante conoscere sia quali sono i clienti più affidabili che identificare i clienti più critici. Infatti mentre i partner commerciali più affidabili sono quelli su cui  puntare per uscire dalla crisi, quelli più critici vanno monitorati attentamente cercando al contempo di non bloccarli. In realtà, un contesto economico di maggior rischio tende a comprimere i volumi perché il venditore non sarà più disposto ad investire sul cliente in termini di scadenze di pagamento, sconti ed altre leve commerciali. In sintesi una gestione equilibrata del proprio portafoglio di fornitori può permettere alle aziende di identificare rapidamente le realtà più virtuose e quelle più rischiose e di agire di conseguenza, ed e’ proprio nella fase di valutazione di affidabilità delle aziende  che riveste particolare importanza l’analisi creditizia. Occorrerà in prima battuta individuare gli indicatori utili all’analisi creditizia senza però dimenticare di leggere quelli che sono segnali importanti di una precaria condizione della vita aziendale.

Tra questi possiamo elencarne alcuni : offerta di cessione di titoli emessi da terzi, numerose richieste di informazioni a banche e/o agenzie,  continue trasformazioni societarie, riduzione degli acquisti, eccessivo turn over del personale, frequenti cambi di fornitori,  furti/incendi, ordini difformi dalla media,  repentino cambiamento delle abitudini di pagamento, ritardo nel pagamento degli stipendi, esistenza di protesti, esistenza di procedure esecutive mobiliari, mancato deposito del bilancio…..

Ai suddetti elementi qualitativi si aggiungono valori anomali degli indicatori quantitativi classici.

ROE redditività del capitale proprio (reddito netto/mezzi propri) per valutare l’entità del ritorno economico dell’investimento degli azionisti;

ROI redditività del capitale investito (reddito operativo/capitale Investito) per valutare la remuneratività globale dell’investimento rispetto ad altri alternativi

ROS redditività delle vendite (reddito operativo/fatturato) che Indica la remunerazione della gestione caratteristica dell’azienda.

MARGINE DI CONTRIBUZIONE  (margine di contribuzione/fatturato) Per valutare la capacità dell’azienda di coprire i propri costi fissi di gestione.

Il rapporto tra il ROI ed il ROE dipende dall’andamento della gestione finanziaria. Se il ROI> r (costo del debito) allora avremo ROE>ROI, in sintesi la redditività complessiva sarà tanto maggiore quanto maggiore è il ricorso al capitale di terzi.

Accanto agli indici su menzionati sono particolarmente segnaletici  gli indicatori finanziari di correlazione calcolati come differenze (margini) o come rapporti tra poste riclassificate delle opposte sezioni dello stato patrimoniale quali :

Attivo liquido/Debiti a breve termine : rapporto tra l’ammontare della liquidità complessiva e l’ammontare dei debiti a breve termine che esprime la capacità dell’impresa di far fronte ai propri impegni finanziari a breve con flussi di cassa provenienti da liquidità immediate e da trasformazione in contante di liquidità differite.

Fonti consolidate/Immobilizzazioni  detto anche indice secondario di struttura che consente di stabilire in quale misura l’attivo permanente finanzia l’attivo fisso, se tale indice è:

>1 il passivo permanente finanzia integralmente le immobilizzazioni e parte delle attività correnti;

<1 il passivo permanente finanzia solo parzialmente le immobilizzazioni e si ricorre alle passività correnti che di conseguenza creano maggior tensione finanziaria e costano di più;

1 caso solo teorico in cui il passivo permanente finanzia in modo esclusivo e completo le immobilizzazioni.

Il fulcro dell’indagine analitica è capire se le aziende sono incentivate a perseguire la redditività di lungo termine oppure il controllo dei costi è la strategia vincente per la continuità aziendale.

Infatti in un mercato sempre più globale un’azienda che vuole crescere può rafforzare la propria posizione godendo al contempo di un maggiore vantaggio competitivo tanto più quanto più grande è la sua capacità di autofinanziamento; al tempo stesso in un’azienda che miri alla redditività durevole nel tempo, le decisioni di allocazione e utilizzo dei fondi non sono contingenti all’operatività dell’esercizio ma devono considerare i risultati prospettici di lungo periodo.

  • Le decisioni operative devono essere valutate con logica differenziale di tutte le variazioni delle variabili che agiscono su ricavi e costi operativi (fatturato, pricing e politiche commerciali sia verso i clienti, sai verso i fornitori, selezione dei prodotti destinati alla vendita, ottimizzazione dei processi)
  • Le decisioni strategiche devono essere valutate considerando che non tutti gli investimenti sono tesi a creare valore durevole nel tempo, soprattutto in termini di reiterati differenziali dei flussi di cassa.

Quindi si può procedere in due modi:

  • con approccio finanziario cioè attualizzando i flussi operativi di cassa al costo medio del capitale (proprio o di terzi)
  • con approccio economico cioè attualizzando i flussi di reddito operativo residuale al costo del capitale.

I due approcci riferiti allo stesso progetto di investimento a parità di tasso portano ad analoghi risultati. In un’impresa orientata alla valorizzazione del capitale ambedue le decisioni su descritte sono orientate alla creazione di valore rappresentato dal valore attuale dei differenziali attesi tra i rendimenti ed il costo del capitale che coincide con il valore attuale dei flussi di cassa.

E’ tuttavia fondamentale ricordarsi che l’analisi creditizia è trasversale all’impresa, il fido concesso è lo strumento operativo del credito, il fido è il livello massimo di rischio che l’azienda stabilisce di assumere nei confronti di ciascun cliente in presenza di forniture con pagamento dilazionato.

In sostanza il fido non è funzione della fornitura, ma è funzione del grado di fiducia e potenzialità del cliente gestito.

Il fido teorico è il risultato di un calcolo matematico cioè:

FIDO TEORICO

Varia al variare delle condizioni accessorie e serve per controllare se le condizioni di pagamento sono state applicate correttamente, se ci sono stati ritardi o pagamenti anticipati, se ci sono stati (e ci saranno) picchi di fatturato ed esposizione. I principali elementi per la valutazione del fido sono  l’analisi sulla rischiosità, le vendite previste al cliente ed il volume d’affari del cliente stesso; le condizioni di pagamento concesse dall’azienda al cliente, le garanzie presentate dal cliente (fideiussione bancaria), la capacità di autofinanziamento ed un’attenta analisi dello storico dei pagamenti del cliente. Nello specifico un mancato pagamento potrebbe dipendere dalla volontà di autofinanziamento, così come da una momentanea difficoltà di liquidità, da uno stato di insolvenza vera e propria piuttosto che dalla volontà di non pagare a causa di contestazioni in atto con l’azienda.

Ovviamente nella fase di definizione del fido di fornitura ci sono sia vincoli contestuali interni legati alla struttura del prodotto, alla politica di pricing, alla valutazione di adeguatezza delle garanzie date, ai criteri gestionali del workflow cioè analisi costi-benefici considerando la globalità del portafoglio di esposizioni, che vincoli contestuali esterni legati alla forma legale del cliente, l’anzianità, le dimensioni, l’organizzazione, la rischiosità e l’andamento del contesto economico di riferimento.

Per una corretta assegnazione del fido andrà fatta un’attenta valutazione economica finanziaria del cliente basata anche sulle informazioni economiche di settore così come su una corretta valutazione della mission tenendo sempre conto della premessa di base secondo la quale l’indice di solvibilità è un indice di profitto ed il credito è fiducia : fido zero = business zero.

ARTICOLO CONTENUTO IN “SFC – Rivista di Strategia Finanza e Controllo”  N° 6 –

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